Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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371
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Nazionalisti, cattolici e liberali 371
parlamentare dulia pattuglia nazionalista. La presenza nazionalista egli diceva rompeva tutte le cornici del quadro della vita politica italiana in quanto essa non poteva accordarsi con la politica delta vecchia classe dirigente liberale che voleva proporzionare il capitale al rendimento , i sacrifici ai bisogni e alle possibilità del paese , gli armamenti alla potenzialità economica della nazione; il nazionalismo invece considerava tutto ciò una politica da rivenduglioli niente affatto degna e proporzionata alla vita storica della, razza italiana della quale esso prendeva in considerazione solo il processo di divenire verso un più grande futuro. Nazionalismo e imperialismo, costituivano la nuova fase necessaria della rivoluzione del capitalismo ; ad essi perciò il socialismo non poteva sbarrare la strada pena il suo stesso arresto: i nazionalisti, senza accorgersene, lavoravano per il trionfo del socialismo. ''
In verità la comparsa del nazionalismo sulla scena della politica ufficiale italiana se, da un lato, stava a significare apertamente un fatto ormai scontato, qual era quello della impossibilità di una prosecuzione della politica progressista giolittiana, costituiva pure, però, un fatto decisamente nuovo, quello di rompere nettamente sulla destra (anche se al momento i nazionalisti votavano la fiducia a Giolitti), cosi come d'altronde stava già accadendo sulla sinistra, quel sistema di forze politiche che Giolitti aveva creato e dominato in quel primo scorcio di secolo. Era l'inizio della fine di un equilibrio politico che la guerra, la proporzionale, la costituzione del partito cattolico, i problemi interni ed internazionali del dopoguerra avrebbero completamente distrutto.
Se in parlamento la politica nazionalista non si differenziava molto da quella di una destra liberale., nella propaganda e nella pubblicistica, invece, essa assumeva un tono assai polemico nei confronti del liberalismo. Enrico Corradini, proprio in quei primi giorni della nuova legislatura (dicembre 1913) in una serie di discorsi politici sul tema Liberali e nazionalisti tenuti nelle principali città italiane, andava denunciando la decadenza liberale. Il leader nazionalista ravvisava tale decadenza nel fatto che il liberalismo non aveva effettuato una politica estera imperialistica e che nella politica interna era stato un pessimo combattente contro il socialismo, che avrebbe dovuto invece affrontare acerrimamente e senza quartiere facendosi difensore della borghesia; il liberalismo inoltre invece di proclamare solamente la libertà di sciopero e di lavoro si sarebbe dovuto preoccupare di rinnovare il suo programma economico affermando la necessità di una coopcrazione delle classi per una maggiore produzione di ricchezza nazionale e preparare un'adeguata legislazione.s) Toccando quest'ultimo punto, Corradini si inseriva in una polemica, quella sulla necessità del protezionismo doganale, che ormai cominciava a dividere lo stesso campo nazionalista.
Il problema del liberoscambismo e del protezionismo era stato quello che aveva suscitato le più accese discussioni al primo congresso nazionalista (Firenze 1910) ma era stato poi* nelle deliberazioni lutali, accantonato e rinviato ai
*) V. Atti del Parlamento Italiano, cit.. Tornala ilei 9 dicembro 1913, pp. 266-270. ') E. CORRADINI, Discorri politici, cit., pp. 183, 185, 187, 188, 191.