Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <373>
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Nazionalisti, cattolici e liberali
All'invito fatto espressamente dal Rocco al partito liberale di mettersi sulla strada dell'imperialismo nazionalista faceva seguito fragorosamente L'Idea nazionale parlando di crisi liberale e invitando il grande malato , il libera­lismo, a rinnovarsi o a perire, a ritrovare la sua anima risorgimentale; e solo l'imperialismo affermava il giornale poteva essere il legittimo e neces­sario compimento del Risorgimento italiano . *)
I nazionalisti miravano con ciò a presentarsi come i soli eredi della tradi­zione liberale del Risorgimento e pertanto anche a tranquillare la coscienza dei liberali, cbe militavano nelle loro file; ma, se tali affermazioni non erano convin­centi per i gruppi liberali per deciderli ad una politica imperialistica, erano tanto meno, per i liberali nazionalisti, o no e di tutte le gradazioni, sufficienti a com­pensare certi discorsi sulla libertà cbe i maggiori leaders del movimento andavano facendo. E vero cbe Fcderzoni diceva che il nazionalismo italiano non pensava minimamente a disconoscere quella che era la formazione storica istituzionale, necessaria e immanente allo Stato italiano , ma Rocco non si peritava di affer­mare che i nazionalisti non credevano alla virtù taumaturgica della libertà perchè gli individui totalmente abbandonati a se stessi, cedono facilmente, specie nell'ambiente moderno, alle lusinghe dell'egoismo individualistico e che perciò la libertà doveva esistere nella misura consentita dagli interessi dello Stato. I liberali, è ovvio, non potevano accettare tali posizioni e ribadivano la loro fede nella libertà perchè, dicevano, rigettare, come fanno i nazionalisti, gli immortali principi dell'Ottantanove significa ritornare alla reazione e fare anche opera antinazionale perchè proprio in virtù di cruci principi sono nati gli Stati nazionali.2)
Un'altra questione, poi, quella dei rapporti con i cattolici, intorbidava le relazioni dei nazionalisti con i liberali. I liberali non si fidavano molto delle assi­curazioni fornite dall'altra parte sulla concezione nazionalista della funzione nazionale della religione cattolica, che avrebbe dovuto significare soltanto il riconoscimento del valore di questa come forza di conservazione sociale all'interno e come forza possibile di espansione all'esterno , e non il tenta­tivo di mutare, cosi come si temeva, la fisionomia dello Stato italiano qual era uscito dal Risorgimento; non si accontentavano di dichiarazioni che garantivano che lo Stato avrebbe dovuto prendere in considerazione gli interessi dei cattolici solo in quanto fossero compatibili con quelli della nazione e che, mentre questi ultimi avrebbero dovuto essere preminenti e assoluti , quelli sarebbero stati solo accessori e subordinati .
I liberali, fuori o dentro l'Associazione Nazionalista che fossero, potevano, come, ad esempio, Giovanni Amendola, esser d'accordo con i nazionalisti del-Vldea nazionale che fosse necessario attrarre i cattolici nell'orbita di un più grande partito moderato e impedire che essi formassero un partito proprio; e anche, magari, che le loro rivendicazioni tcmporalistiche fossero più uno stru­mento propagandistico e agitatori o nelle mani degli anticlericali che una convin-
1) Videa nazionale* 13, 20 novembre 1913.
2) Per le affermazioni di Fcderzoni e Rocco e per la polemica Coppola-Malagodi-Scbanzer sul valore della libertà vedi Videa nazionale* 20 novembre 1913,1 e 8 gen­naio 1914.
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