Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <374>
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374 Raffaele Molinelli
zione profondamento radicata nelle coscienze dei cattolici. Essi, però, non pote­vano accettare che i nazionalisti, invitando i cattolici, sentissero il bisogno di rifiutarsi ai valori universali del liberalismo ; che la via dell'ossequio a bisogni ideali e sentimentali della maggioranza degli Italiani , che era l'espres­sione di una profonda libertà di spirito , potesse tradursi in un articolo obbli­gatorio di programma che codificasse e interpretasse il dogma di una credenza religiosa, o l'esigenza di una tradizione, sia pur degna del più profondo rispetto , creando così dei vincoli che avrebbero effettivamente diminuito la sovranità dello Stato; non potevano, infine, accettare che si dicesse, come i nazionalisti dicevano, che ciò che praticamente differenziava i cattolici dagli altri partiti dell'ordine erano solo alcune affermazioni programmatiche volte a mantenere libero il diritto all'insegnamento, integro il principio della famiglia, rispettata la fede religiosa . )
I motivi di contrasto fra nazionalisti e liberali erano, dunque, ormai ben chiari: protezionismo e liberoscambismo, il valore contingente o assoluto della libertà nella società civile e politica, i limiti delle concessioni da fare ai cattolici per accoglierli ufficialmente e definitivamente nel fronte dell'ordine. Da questi motivi di differenziazione e di contrasto derivava al movimento nazionalista un importante problema di ordine organizzativo: considerata l'impossibilità di trasformare il partito liberale in un partito nazionale , cioè nazionalista, in quanto esso mancava di unità e di omogeneità perchè raccoglieva protezio­nisti e liberoscambisti, radicali e moderati, laicisti e filo cattolici, bisognava troncare ogni rapporto organizzativo con esso, impedire ai nazionalisti di essere iscritti alle associazioni liberali e trasformare l'Associazione Nazionalista in un vero partito politico. Questo sarebbe stato il grande tema del prossimo congresso di Milano.
All'avvicinarsi della data del congresso si ebbe, è ovvio, una vivace attività da parte nazionalista, ma in special modo ad opera della corrente che faceva capo all'Idea nazionale. L'alfiere della battaglia antiliberale fu Alfredo Rocco, che con i suoi gruppi del Veneto svolse veramente una notevole attività propa­gandistica: vennero tenute numerose conferenze, creata la federazione regionale con sede in Padova, fondata a Venezia la casa editrice L'Avanguardia nazio­nalista , a Padova il periodico II Dovere nazionale 2' e a Ferrara il settimanale L'Avanguardia.3) Un atteggiamento nazionalista erano venuti assumendo H Maglio di Cagliari e La Vedetta senese; nasceva, poi, il gruppo di Brescia di cui era uno dei massimi esponenti il protezionista Filippo Carli. Da parte loro i nazionalisti liberali con la collaborazione di nazionalisti democratici e di libe­rali sensibili a certe suggestioni nazionaliste fondavano a Milano, proprio nei giorni immediatamente precedenti il congresso, L'Azione* una rassegna liberale
*) Vedi per la polemica liberalnozionalista sui rapporti con i cattolici L'Idea nazio­nale, 20 novembre 1913, art. di 6. AMENDOLA, I cattolici nella vita italiana ; ivi, 27 novembre 1913, 12 febbraio 1914, art. La gran questione ; ibidem, 14 maggio 1914; A. Kocco, op. cit., pp. 26-29.
s) Era diretto da A. Rocco.
*) H comitato redazionale era composto da G. Righini, A. Verdi, M. Dotti, P. Navarro.