Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ITALIA 1912-1914
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1965
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pagina
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377
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Nazionalisti, cattolici e liberali 377
In seguito al risultato del congresso la frazione liberale usciva dal movimento *) fra il grande clamore di tutta la stampa. Quella liberale parlava di liberalismo linciato , di esercizi spirituali, semplificava il risultato del congresso nello slogan Coi cattolici sì, coi liberali no ! 3 difendeva, come faceva La Perseveranza, il liberismo. Anni dopo Luigi Albcrtini avrebbe detto che il nazionalismo era uscito dal congresso con caratteri che a lui e ai suoi amici erano riusciti poco simpatici . La stampa radicale definiva il nazionalismo un bluff e condannava il suo filoclericalismo, mentre VAvanti ! vedeva nel movimento solo sciocchezze e affari e faceva commentare il congresso dalle feroci caricature di Scalarmi. I nazionalisti dissidenti, come Luigi Valli, poi, ripetevano le loro accuse di elettoralismo dicendo che di pari passo con l'evoluzione dei nazionalisti verso il filocattolicismo si era avuta un'altra evoluzione, quella verso il parlamentarismo.
Unica voce di plauso e di soddisfazione era quella di alcuni cattolici filo-nazionalisti, come, ad esempio, P. M. Gentili, che difendeva dalle colonne del-VItalia l'atteggiamento assunto dai nazionalisti, mentre, come ricorda Giovanni Spadolini, Civiltà cattolica definiva il nazionalismo nuova varietà di liberalismo da salotto .
I nazionalisti cercavano di difendersi da quella bufera di accuse spiegando e chiarendo ai liberali che in politica essere diversi non significava necessariamente essere avversi ; e avevano ragione. Non avevano nel dicembre precedente votato d'accordo con tutti i liberali la fiducia al dittatore Giolitti ? e nell'aprile non avevano fatto lo stesso con il nuovo ministero Salandra, presentando un entusiastico ordine del giorno di approvazione ? II disaccordo, dunque, era solo ideologico o magari anche elettoralistico, come facilmente si poteva intuire da certe ammissioni, 2) ma non era certamente ancora politico, se per politica s'intende un'azione fattiva volta a incidere sulla realtà presente.
II gruppo di Roma, ad esempio, che era poi il più importante, deliberava che i vecchi soci potevano rimanere iscritti ad altre associazioni politiche; e d'altro canto è vero che i nazionalisti usciti dal movimento dopo il congresso si erano uniti ai liberali borelliani dando vita ai gruppi nazionali-liberali (con Amendola, Caroncini, Borgese, Arcari, Solmi, Bergmann, Anzilotti, Cesarmi Sforza, ecc. )), ma è pur vero che ciascuno di quei nazionalisti poteva dire, come aveva dichiarato l'on. Gallenga, di restare un nazionalista fuori del partito . *)
La frattura era, dunque, un fatto istituzionale, organizzativo e l'unità politica, dopo la concessione del suffragio universale e le elezioni del 1913, che avevano visto notevoli affermazioni delle forze popolari, era invece nelle cose
1) Fra gli altri, gli onn. Gallenga e Ruspoli, A. Colatati, S. Aponte, A. Bellini, G. Bellona, G- Bergmann, P. Cavalieri. Alla data del 23 maggio diceva L'Idea nazionale erano usciti dalla Associazione Nazionalista 22 soci di cui 5 appartenenti alla redazione del Giornale d'Italia, Vi entrava, invece, dopo il congresso, Maffeo Pantaleoni.
2) Coppola scriveva snWIdea nazionale del 30 maggio 1914: Doveva il nazionalismo gettarsi innanzi allo sbaraglio contro radicali e repubblicani, socialisti e sindacalisti, sovversivi e demagoghi di ogni genere... prodigare la sua giovinezza generosa per spiegare la strada di Montecitorio al grande partito di lor signori .
3) Sull'argomento vedi G. VOEPB, op. eU. voi. Ili, p. 628. *) // Giornale d'Italia, 20 maggio 1914.