Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
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1965
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382
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Elena Sanasi
Poste queste, premesse, sembra opportuna una zicousidcrazione delle condizioni in cui si svolsero, e dei caratteri che ebbero le aggrovigliate vicende massoniche in quel travagliato periodo 1860-70, cui si accennava in principio. Anche la Massoneria, quale immagine rimpicciolita della più vasta realtà nazionale, era in quegli anni agitata da profonde divisioni, da inquietudini, da rivalità: e queste erano Bensì, talvolta, meschine e bassamente personali, ma anche, assai spesso, il frutto di situazioni politiche particolari e locali, della incomprensione e degli errori del governo nella difficile opera di unificazione politica e sociale. E se molti, al primo riorganizzarsi della Massoneria in Italia, a partire dal 1860-61, vi furono attratti per stimolo di personali ambizioni, molti altri, forse i più, patrioti combattenti o non. vi aderirono nella speranza, o con l'illusione, che attraverso lo sviluppo degli ideali massonici di elevazione sociale, di umanitarismo, di tolleranza, e attraverso la fraternità massonica, per definizione superiore ad ogni differenza di stirpe, di nazionalità, di religione, fosse appunto più agevole conseguire la piena unità nazionale. Né si dimentichi il carattere sostanzialmente anticlericale della Massoneria, elemento di non trascurabile importanza, quando la questione romana era ancora aperta, e di fronte all'atteggiamento prudentemente incerto (o addirittura ambiguo, agli occhi di molti impazienti patrioti) del governo sabaudo. Il fatto stesso che tanti uomini del Risorgimento, di cui non possono essere messi in dubbio il disinteresse personale e l'assoluta buona fede (e ai tanti nomi sicuramente noti e non controversi aggiungiamo qui senza altro quello di Benedetto Cairoli) avessero aderito, almeno all'inizio, alla rinata organizzazione, non è certo senza un preciso significato.
Conclusa infatti, con la proclamazione del Regno, l'epoca eroica delle cospirazioni e delle battaglie, ma non per anco concluse l'unificazione e la liberazione nazionali, con il Veneto ancora sotto dominio straniero e Roma sotto l'assolutismo papale, mentre nuovi importantissimi problemi, politici, economici, sociali, si proponevano con estrema gravità e urgenza, dovette manifestarsi acutamente in moltissimi patrioti un senso di insoddisfazione, di incompletezza, quasi di estraneità, insieme con la coscienza (o il sospetto) che una parte delle loro speranze fosse andata delusa e che le loro gesta e i loro sacrifici avessero avuto, infine, risultati in parte almeno difformi dalle primitive aspirazioni. diversi e contrastanti motivi della ispirazione risorgimentale (monarchia, repubblica, federazione, ecc.) fusi miracolosamente in un'unica e concorde forza propulsiva nel fecondo crogiuolo del '59, erano tornati a manifestarsi più o meno crudamente già nel 1860, con l'impresa di Garibaldi, e più acutamente dopo la proclamazione della unità sotto la monarchia sabauda. Nacque in molti il timore, o la convinzione, che al naturale e necessario esaurimento dell'azione rivoluzionaria sarebbe seguito un malaugurato ristagno anche in quella di rinnovamento civile, morale e sociale, la quale poi doveva essere il fine ultimo della prima, e del cui raggiungimento la liberazione dallo straniero e l'unificazione politica erano la premessa indispensabile, la condizione necessaria ma non sufficiente. Non è quindi da stupirsi se la Massoneria fece molti proseliti fra i patrioti, i quali riconobbero (o credettero di riconoscere) in essa essenzialmente un mezzo efficace per proseguire la loro azione intesa al conseguimento del pieno riscatto nazionale. E si potrà forse anche avanzare l'ipotesi che un ulteriore valido motivo di attrazione, per uomini abituati nel decennio precedente ad agire nell'oscurità e nella clandestinità, sia stato il carattere segreto della Massoneria.