Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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383
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Le carte di Gian Luigi Bozzoni 383
Comunque si voglia valutare l'importanza relativa di tutti questi elementi, mi sembra tuttavia che in questo particolare contesto si debbano necessariamente iscrivere le vicende della Massoneria italiana nel decennio 60-70; e si debba conseguentemente mitigare, almeno sotto certi riguardi, il giudizio decisamente negativo che ne dette il Luzio. La rivalità ira logge dei diversi riti, le lotte fra i due e Grandi Orienti massonici (presenti contemporaneamente in Italia) per assicurarsi titoli di legittimità e di supremazia, la grottesca babelica confusione delle assemblee massoniche del '63, del '64 e del '67, la stessa incerta posizione di Garibaldi conteso dagli uni e dagli altri, tutti questi latti non furono solo il risultato di una cinica corsa al vantaggio personale, di una lotta per. il conseguimento delle influenze e delle clientele (delle posizioni di potere si direbbe oggi), ma furono anche, e forse soprattutto, il frutto di una situazione politica insoddisfacente, che, invece di sanarsi, si deteriorava ogni giorno di più: per le difficoltà obbiettive; per gli errori del governo; per le rivalità regionali, sempre risorgenti attraverso la constatata diversità di costumi, di abitudini, di sistemi amministrativi; per la insoddisfazione dei garibaldini e dei reduci.
Si dovrà certo riconoscere che alla fine interessi e ambizioni personali prevalsero, portando all'acme, in una concatenazione quasi fatale di azioni e reazioni, una rissa faziosa e settaria, che valse a esacerbare le divisioni fra i vari individualismi e particolarismi facendo velo al retto giudizio ed oscurando la visione generale delle cose e delle prospettive, si da confondere ciò che era possibile ed attuabile con ciò che restava invece pura utopia. Tutto questo evidentemente si risolse in un danno assai grave e non solamente per la Massoneria in quanto tale, alienandole la simpatia e il contributo fattivo di molti aderenti della prima ora e originando quella sensazione di diffidenza o addirittura di discredito che sempre poi, più o meno, l'accompagnò nel giudizio comune; ma anche, il che a noi soprattutto interessa, per la stessa causa nazionale. Ma, tutto ciò ammesso, mi sembra non si possa poi disconoscere che i singoli protagonisti, o almeno la parte migliore di essi, portarono in questa lotta una genuina passione, ubbidirono a impulsi nobili e disinteressati, furono sollecitati da una sincera preoccupazione del bene comune; agirono, in una parola, in perfetta buona fede. Le loro aspirazioni erano rivolte, oltre che al compimento dell'unità nazionale, a sventare il reale pericolo di un'involuzione dell'idea risorgimentale in forme apertamente conservatrici e sostanzialmente illiberali;. Le loro azioni, le loro iniziative puntavano in direzioni in cui avevano ormai larga parte motivi umanitari e sociali.
Non è possibile dunque escludere a priori che, se queste forze migliori avessero saputo o potuto prevalere, il contributo della Massoneria italiana all'ordinato sviluppo moderno e civile del nuovo Stato sarebbe potuto essere ben più significativo, e fruttuoso, e positivo, e che molti mali che travagliarono il Regno d'Italia negli ultimi decenni del secolo sarebbero forse potuti essere evitati o, per lo meno, assai attenuati. Di queste potenzialità, anche se non realizzate, di queste aspirazioni legittime e generose, va fatto credito e reso merito agli uomini che le perseguirono, i quali, se per la sproporzione fra le mete e i mezzi, in quella particolare situazione politica, economica, finanziaria e sociale del nuovo Stato, potevano forse apparire ingenui, non furono però uè inetti, nò vani, né ingenerosi.
Fra questi nomini ci sentiamo senz'altro di collocare Gian Luigi Bozzoni, e per questo la sua personalità, finora praticamente ignorata, ci sembra tanto