Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <387>
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Le carte di Gian Luigi Bozzoni 387
faceva cereamente già parte del Supremo Consiglio di Palermo, pur non essen­done ancora Gran Segretario. ') Il loro contenuto attesta diverse circostanze: 1), che l'organizzazione era ancora nella fase iniziale e assai manchevole (imanuali inutilizzabili perchè riferentisi al G. 0. di Sicilia anziché al G. 0, d'Italia); 2), che era assai diffuso l'impiego di manuali a stampa, di rituali e di altri simili opu­scoli, come si accennava più sopra; 3), che il turbamento e le divisioni nel campo massonico erano già assai forti fin dal suo primo costituirai (la costernazione di molti /rote/Zi all'annunzio che il G. 0. di Francia aveva dato il suo riconoscimento a anello di Torino; 2' 4) che le ambizioni personali già stavano manifestandosi con vigore (i fr, Saffi, Montanelli e Mordini chiedono un avanzamento di grado). Ci appare infine lo stesso Crispi in piena attività, diremmo veramente un po' faccendicra. Che l'influenza e rispina aia stata determinante, anche ai fini del­l'accettazione di Garibaldi, è ulteriormente dimostrato, oltre a quanto già si sape­va, anche dalla lettera di quest'ultimo del 20 marzo dello stesso anno (Doc. VI.l), che è tutta, fuorché la firma, di mano di Francesco Crispi. Questa lettera, che costituisce il documento di accettazione formale da parte di Garibaldi della carica di Gran Maestro, appare dunque di notevole interesse, e se il Luzio, che nella illustrazione di questo periodo si basa essenzialmente sugli opuscoli del Golosi, non ne fa cenno, sembra indubbio che neppure quest'ultimo l'abbia ri­
fermandosi tuttavia al 1 grado (A. Luzio, op. cit., voi. II, pp, 10-12; cfr. ULISSE BACcr, Jl Libro del Massone Italiano, 2a Ed., Roma, Edite. Vita Nova, 1933, p. 249 [Ediz. riservata ai massoni Biblioteca Civica Bonetta di Pavia, Fondo Sòriga, III 714]), fu affiliato all'ordine ed ebbe i primi tre gradi. Il G. 0. di Sicilia assumeva il tìtolo di Supremo Consi­glio Centrale d'Italia il 9 febbraio 1862, su iniziativa di tre soli suoi membri, suscitando perplessità e preoccupazioni. Pochi giorni dopo si tennero a Torino le elezioni per la carica di Gran Maestro di quel G. 0., nelle quali di fronte ad una candidatura di Garibaldi, pre­valse per 15 voti contro 13 quella di Filippo Cordova. H Gran Consigliò siciliano decideva di approfittarne per consolidare la sua posizione, giovandosi anche della ribellione manife­statasi nella loggia torinese Dante Alighieri, costituitasi sullo scorcio del'61 col rito scozzese, ma fino allora aderente alla Loggia Centrale Ausonia, e di cui facevano parte diversi maz­ziniani, come Crispi, Saffi, Mordini. Deliberò quindi di delegare una commissione di cinque membri, fra cai Io stesso Crispi, a conferire a Garibaldi in una sola volta tutti i gradi mas­sonici dal 4 al 33 e ad offrirgli la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia sedente in Palermo . Il che appunto fu fatto il 17 marzo 1862. Il giorno successivo la Dante AUgliieri, prendendo motivo da presunte irregolarità dell'elezione Cordova, procla­mava il proprio distacco dal G. 0. di Torino e chiedeva l'obbedienza a quello palermitano. [Ancora una volta Francesco Crispi fu delegato, con deliberazione del 7 aprile '62, a compie­re l'operazione, che si concludeva formalmente il 17 maggio (per tutti questi avvenimenti, vedi A. Luzio, apt citi, voi. II, labro V e Appendice al Libro V, passóni U. BACGT, op. cit,, pp. 245-266). Val la pena di ricordare che il Cordova era stato espulso da Napoli il 29 set­tembre 1860 (A. Luzio, op. cit., voi. II, p. 14) con procedura assai poco democratica da Berta ni per ordine di Garibaldi, come già poco prima aveva fatto Crispi con il La Farina, in entrambi i casi per reazione alle manovre cavouriane.
J) Nel resoconto dell'accoglimento solenne di Garibaldi alla sede del Gran Consiglio a Palermo il 1 luglio 1862, il Golosi cita fra i massoni presenti il Gr.*. Seg. 01.'. fr. Zac­caria Dominici (G. COLOBI, La Massoneria in astone, Palermo, Tip, Lo Casto, 1879, in A. Luzio, op. cit., voL II, p. 22).
2) Forse per questo la defezione della loggia Dante Alighieri dal G. O. di Torino durò poco, e cioè fino al 7 ottobre *62, quando essa chiese di esservi nuovamente accolta*