Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <266>
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6 M. Passamonti
La Patria, la Rivista Indipendente e gli altri periodici della idea liberale vedevano con chiarezza la situazione, quando combattevano; come nemici del futuro gabinetto Ricasoli, solo i repubblicani ed i radicali? Era egli possibile, allora, in Toscana, un Governo for­mato dagli uomini, che appartenevano alla corrente politica del barone Bettino? Il Capponi, nel narrarci la erisi cne successe alle suedimissioni, ci ha detto, che ragioni precipue dell'essersi egli rivolto al Ricasoli furono l'aver conosciuto il bisogno per la Toscana, onde uscire dallo stato anarchico nel quale l'aveva gettata la guerra inte 'suina, di ricorrere all'aiuto degli Stati sardi e la convinzione, che egli nutriva, di non esservi altra persona nel Granducato, la quale, come il barone Bettino, potesse raggiungere l'intesa necessaria con il Pie­monte, j Questa dichiarazione del Capponi ha un duplice valore; primo, inquanto serve a persuaderci, che nell'opinione pubblica del suo paese il Ricasoli era tenuto l'aderente più convinto all'unione eoa Torino ed alla collaborazione della Toscana con il regno di Carlo Alberto per il riscatto d'Italia ; secondo, che il Capponi, per quanto consapevole delle tristissime condizioni del Granducato, aveva preferito dimettersi piuttosto che offrire allo Stato settentrionale della penisola il destro di intervenire nelle cose toscane. Gli uomini che avevano avversato, dopo la seconda metà dei maggio 1B48, il Regno subalpino, non avevano di­menticato, non ostaMè gli avvenimenti succedutisi dopo quell'epoca
1 CAPPONI, Settanta giorni, In Opere edite ed inedite, op. cit. IIJ152. Il signi­ficato anti-rivoluzionario delle truppe piemontesi in Toscana fu compreso dai capi del movimento livornese, i giudi combatterono con ogni energia ogni tentativo del Governo che avesse avuto di mira di associare nella repressione lo truppe di Carlo Alberto alle forze vacillanti del Uberalisnio toscano. I pochi battaglioni sardi che, ritirandosi da Modena, sostarono per breve tempo nella Garfagnana ed in lincea, sollevarono un'ira di Dio da parte de* demooratici e de' repubblicani. II Corriere Livornese di ciò fece uno del capi d'accusa contro il gabinetto Capponi. B Ira gli altri argomenti il giornale del Guerrazzi presentava all'opinione pubblica questa dichiararono : I prodi guerrieri del Piemonte erano destinati ad impugnare le armi contro l fratelli e combattere non la repubblica, ma la costituzione violata, manomessa, annientata. Stranieri sono per noi i piemontesi comandati da un Pi-nelli e chiamati da nn ministero Capponi Corrière Mornese) ottobre 1848. E non avevano torto gli uomini del Corriere Livornese TWinivxixQ in siffatta guisa una eventuale azione militare del Piemonte nel Granducato: ma bisognava però che il Capponi, dal momento che aveva destatolo ire degli avversari, avesse realmente domandato l'aiuto necessario ed atteso anche a Torino : ma egli nonne volle sapere ed errò, jwuelsenao; di sospetti munlcipalìstl non mai spento, anche dopo molti armi, nel venerando marchese Gino.