Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <392>
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Elena Sottesi
Mazzini poteva poi ben appoggiarsi anche alla Massoneria, o a qualche frazione di essa, sia perchè vi riscontrasse clementi collimanti con le sue idee, sia perchè pensasse di valersi ai propri fini dell'organizzazione segreta e capillare di quella. Per questo aveva, fin dal principio, sostenuto il G. 0. di Palermo l> e per questo lo sostenne poi, nel 1867-68, mirando non tanto all'unificazione di tutta la Massoneria italiana sulle basi del momento, quanto al rinvigorimento, dapprima, e ad una netta supremazia, poi, del G. 0. siciliano. Scriveva infatti Mazzini nel '68: Siamo non massoni ma alleati della Massoneria che ha G. 0. in Palermo .3) l'anno dopo: Bada; è necessario intendersi sulla parte ch'io intendo fare verso la Massoneria, perchè non ci si creda disgiunti, mentre noi siamo. Noi non siamo massoni. Il vincolo nostro è quello dell'Alleanza... Non impianteiemo, dunque, Logge. Ma dove troveremo Logge già fondate o dipen­denti dall'O. Fior., cercheremo, invece di lavorare, come un tempo, a dissol­verle, di staccarle da quello e ridurle all'Oriente di Palermo .3) Anche Mazzini pensava dunque che non convenisse ridurre l'autonomia gerarchica del Sup. Cons. siciliano, a pena di vederne ridotto o annullato il carattere peculiare antigovernativo e repubblicano, di fronte a quello governativo e monarchico del G. 0. Italiano di Firenze.4) Indubbiamente questa posizione era delicata, tenuto conto, oltre al resto, dei rapporti sempre tesi fra Garibaldi e Mazzini, e ben si comprende che molti potessero approfittarne, intessendo intorno al Generale una rete di rapporti non sempre limpidi e disinteressati. Donde un diffuso malcontento fra i Massoni veramente solleciti del progresso del loro ordine e di quello del paese; le accuse reciproche; le recriminazioni, ecc. Documenti di seria condanna come le lettere di Pasquale Calvi del 14 agosto 1867 (Doc. XIV.2) acquistano, così, un rilievo assai preciso. Siamo nel periodo immediatamente successivo all'Assemblea costituente di Napoli (21 giugno 1867), la cui convoca­zione da parte (congiuntamente) dei due Gran Maestri Garibaldi e De Luca, la cui preparazione, il cui svolgimento e le cui conseguenze, fino alla defini­tiva rinuncia di Garibaldi (19 giugno 1868), sono ampiamente descrìtte nella bibliografìa già ricordata. Periodo, questo, di grave turbamento anche per la coscienza nazionale, dopo l'infelice guerra del '66, e alla vigilia di Mentana. E vi si era aggiunta, sullo scorcio del '66, l'impressione per la rivolta palermitana del 16-22 settembre. Del malcontento popolare, dello stato di arretratezza e di miseria delle plebi meridionali in genere e siciliane in particolare, della riprova­zione da parte dei ceti responsabili per gli errori del governo, si individuano in questo carteggio testimonianze significative (lettera di G. Avezzana, Doc. XII.2; di Liborio Romano, Doc. XVI.3 e XVI.5). Si apprende poi da due lettere di L. Romano del 30 settembre e del 6 ottobre 1866 (Doc. XVL5 e XVI.6) che lo stesso Bozzoni aveva preparato un articolo sui fatti di Palermo e che questo era stato pubblicato, anonimo, su un numero, comparso fra le suddette date, de Vitali tii il giornale dell'Associazione Unitaria Costituzionale fondata da
') Vedi lettera di Mazzini u Garibaldi del 27 agosto 1863, in A. Lezio (da Go­losi), op, n't., voi. IT, p. 52>
*) Lettera a F. Campanella del 14 settembre 1868, S.E.I., voi. LXXXVII, p. 178.
3) Lettera a F. Campanella del 7 settembre 1869, S.E.I., voi. LXXXVIII, p. 169.
') In questa città, divenuta Capitale del Regno, aveva trasferita la sua sede nello autunno del 1865 (vedi U. SACCI, op. cit., p. 234).