Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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393
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Le carte dì Gian Luigi Bozzoni 393
Francesco De Sanctis. Non è stato agevole individuare questo articolo, perchè nei soli numeri del giornale usciti dal 30 settembre al 6 ottobre vi sono complessivamente più di ima decina di pezzi, sempre anonimi, relativi alla rivolta palermitana ed alla conseguente sanguinosa repressione; riteniamo tuttavia certo si tratti del pezzo pubblicato sul numero del 4 ottobre sotto forma di una corrispondenza da Palermo in data 30 settembre, e preceduto da alcune parole redazionali in cui si afferma fra l'altro che il corrispondente è noto patriota, di opinioni temperate, e di non volgare cultura, avverso a frati e monache, e tenace dell'ordine pubblico.;. . Lascia inizialmente perplessi il fatto che il corrispondente stesso si manifesti siciliano, ma si può ragionevolmente supporre, anche in relazione con quanto detto da L. Romano (XVI.6) circa un taglio operato dal De Sanctis al principio dell'articolo, che si sia trattato di un artifizio per renderne meno facilmente identificabile l'autore. Ciò che fa propendere per l'attribuzione di questo articolo alla penna di Gian Luigi Bozzoni, ne è l'intima sostanza, l'opinione per cui si attribuisce senza esitazione al clero, regolare e secolare la responsabilità per l'organizzazione del movimento (Si son detti autori, fautori, sostenitori del colpo di mano i frati, le monache, i preti. Ognuno che ha senno lo crede. Chi più chi meno ha degli elementi per argomentarlo con certezza .,), senza però negare la responsabilità governativa nell'avcr lasciato accumulare le ragioni del malcontento popolare. Ma particolarmente interessante è il brano in cui si stigmatizza l'illegalità, l'arbitrarietà, la impoliticità di certe forme di repressione. Lo riproduciamo qui di seguito: Il Cadorna è tutto militare e non ha niente di politico, e vorrei dire di civile. Ha proclamato lo stato d'assedio e ha fatto bene. Ha ordinato il disarmo: benissimo, se si esegue. Ma ha istituito i piombi, i pozzi, e che so io. Si sa che ogni giorno si eseguono fucila' zioni. Ma chi sono i fucilati ? Chi ordina la fucilazione ? Con miai processo si ordina ? Dove l'esempio ? Dove la giustizia, giustizia militare, ma giustizia ? Si è all'oscuro di tutto ! Questo è un orrore. H sangue porta sangue . Queste frasi esprimono una mentalità del tutto analoga a quella con cui il Bozzoni, appena l'anno avanti, aveva scritto un opuscolo 1) sulla questione del De Yillata. In questa pubblicazione, sulle cui tracce ci hanno messo lettere del Campanella (X.2) e del Romano (XVI.2) il Bozzoni discuteva, su basi rigorosamente giuridiche, la responsabilità penale del maggiore Giuseppe De Yillata per avere fatto fucilare sommariamente, nel settembre 1862 in Sicilia, sette garibaldini, fatti prigionieri e ritenuti disertori. La questione, a tre anni di distanza dai fatti, era sorta in seguito ad una campagna di stampa contro il De Yillata (nel frattempo divenuto colonnello) sviluppatasi intorno al luglio 1865. Con acute argomentazioni giuridiche, con lucido e consequenziale ragionamento, il Bozzoni dimostrava che quelle esecuzioni non erano che volgari assassini e che il De Yillata, o i suoi superiori, dovevano essere chiamati a risponderne alla giustizia. Si è dispiaciuti di non potere, per ovvie ragioni di spazio e di proporzioni, riprodurre integralmente quell'opuscolo, una vera rarità che fortunosamente si è trovata in una miscellanea della Biblioteca Universitaria di Pavia.
Un'eco dei fatti di Palermo è anche nel biglietto di Giuseppe Mazzini (Doc. XIII), unico vestigio rimastoci di una corrispondenza fra l'Apostolo
J) GIAN LUIGI BOZZONI, De Villuia giudicato dal codice penale militare, Palermo, Tip. Polizzi, 186S. [Biblioteca Universitaria di Pavia, Mise in 8, T. 1358, n. 22],