Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <396>
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Elena Sanesi
consentito di trovare alcuna opera al nome di questo autore. H progetto, forse, andò poi in fumo.
La lettera del Martulli consente invece di chiarire un'altra circostanza. Anche a Pavia, come nel resto d'Italia, ogni attività massonica cessò pratica­mente del tutto, almeno in forma organizzata e con logge regolari, dopo la caduta dell'impero napoleonico. È sempre stato incerto quando si sia ricostituita una loggia a Pavia. U Luzio, dopo avere, sulla base di informazioni a lui fornite privatamente da un massone pavese, chiarita la questione dell'assassinio politico del creduto Commissario Rossi (in realtà si trattava del prof. Briccio) e del Ripa­monti, il primo dei quali ucciso a Pavia sul finire del 1858, riporta questa frase: 11 pugnale che spense il Briccio adornava più tardi una loggia pavese ora de­molita . '' Mancando un'indicazione più precisa, si potrebbe intendere: pochi anni più tardi, il che porterebbe la fondazione di una loggia pavese appunto al periodo in cui le officine massoniche si moltiplicavano in ogni parte d'Italia. Vero è che lo Sperandio 2> non elenca alcuna loggia pavese, ma è vero anche che non elenca neppure la Cristoforo Colombo e La verità, che pur sappia-
1) A. Luzio, op. ciu, voi. I, pp. 330-331.
Gli esecutori dei due omicidi non furono mai resi noti. Ora un attento riscontro di nomi permette di identificarne almeno uno. Dice infatti l'informatore pavese del Luzio: Pochi veramente sanno chi fossero, ma è certo che fuggirono subito ed uno lo troviamo già morto il 27 maggio 1859 a S. Fermo tra i Cacciatori delle Alpi . F. A. TASCA, lavoran­do con diligente pazienza, ha potuto fornire, nel suo Personaggi noti ed ignoti nello, storia e nella cronaca di Pavia, Pavia, 1951, elenchi il più. possibile completi dei caduti, pavesi nelle patrie battaglie. Di tutti i pavesi morti durante la guerra del '59, uno solo cadde a S. Fermo il 27 maggio ed è Giuseppe Pedotti. A convalidare questa identificazione giova poi una notizia riportata da CISA HEPOSSJ (L'opinione pubblica in Pavia alla vigilia del 1859 alla luce delle carte della Polizia Austriaca, in Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, anno LXII, nuova serie, voi. XIV [1962], fase. 1), e desunta dalle deposizioni dei testimoni, secondo cui l'assassino era un individuo di alta statura, addirittura più alto del Briccio, che pur era di m. 1,76. Ciò valse fra l'altro a salvare un sospettato nelle prime in­dagini, tale Ruggero Arrigosi, che per sua fortuna era piccolo, e potè così andare esente dalle accuse. D'altro canto un ritratto fisico di Giuseppe Pedotti si legge nel profilo che ne scrisse C. MONTINI per la Strenna della Provincia Pavese del 1886 (Pavia, Tip. Popolare, 1886, p. 71 ). Ivi il Pedotti è detto dalle forme atletiche . L'identificazione non potrebbe essere più sicura. Oltre alla vigoria fisica, aveva un temperamento acceso, entusiasta, teme­rario: in tutto e per tutto nn uomo deciso. Nella sua casa sull'attuale Corso Garibaldi si davano convegno alla chetichella Benedetto Cairoli, Angelo Bassini, Nazzaro Salterio, Candido Guangiroli, Carlo Tribisvain, che facevano parte del comitato rivoluzionario. Pedotti ne era l'anima. Egli era già stato volontario nel '48; si era battuto da leone alla difesa di Roma, ultimo a ritirarsi dal Vascello, conteso fino all'ultima palla di fucile; aveva partecipato alle cospirazioni del *53. In questa occasione, nel dicembre del '58, decisa la morte del traditore Briccio, fu probabilmente la sorte a designarlo come esecutore (non si dimentichi che H mancato assassinio, a Brescia, del commissario Rossi da parte di Speri e Poma, aveva avuto una genesi del tutto analoga; vedi A. Luzio, I Martiri di Belfiore, 5a ed., Milano, 1951, p. 66). La successiva sua morte in battaglia vale senza dubbio a riscattare questa pagina oscura di una vita tutta impegnata, senza compromessi e fino alle estreme conseguenze, nella lotta contro lo straniero oppressore della Patria,
2) In Appendice a F. T. e B. CI.AVEL, Storia della Massoneria e delle società segrete, trad. di CABLO SPERANDIO, Edizione riservata ai Massoni, ma Napoli, 1873 [Biblioteca Civica Bonetta di Pavia Fondo Sòriga, IH, 570].