Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno
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1919
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pagina
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267
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Ministero Capponi e il tramonto del liberalismo toscano nel '48 WJ
e dopo, gli efletti resultatine in Italia, le intenzioni annessioniste che avevano attribuito al forte Stato italiano, né avevano obliato il timore, allora vivamente nutrito, di dovere presto o tardi essere privati della loro indipendenza dal potente vicino, in nome di una idealità, che non li ricompensava a sufficienza del sacrificio, che si richiedeva loro. E se l'armistizio Salasco aveva reso impossibile anche la supposizione sola di questo timore, se la politica del gabinetto Pi-nelli aveva persuaso gli altri governi della penisola, che il Piemonte aveva troppo da fare, per pensare ad annessioni, non erasi cancellata dall'animo di molti liberali toscani la memoria dei giorni passati, né era diminuita la diffidenza verso un Governo apertamente accusato di mire conquistatrici. Il movimento rivoluzionario poteva essere per le sfere politiche piemontesi, secondo gli uomini più autorevoli del Granducato, una causa favorevolissima per intromettersi negli affari toscani e non potevasi prevedere, se l'intervento piemontese sarebbesi limitato ad una occupazione militare o se da questa non fosse derivata un altra politica, più pericolosa per l'indipendenza toscana. Si comprende perciò quale vivissima riluttanza nutrisse il Capponi ad accettare l'invito del Gabinetto torinese per eliminare, insieme, il pericolo rivoluzionario livornese, e si intende l'ostilità con la quale Lucca aveva accolto per alcuni giorni i battaglioni piemontesi, che vi si erano recati. Non capivano sia gli uomini, che avevano il potere, sia le masse toscane, che il Piemonte era stato radicalmente guarito delle sue mire unificatrici, se pure le aveva avute in realtà ; e che, se aveva offerto al gabinetto Capponi l'aiuto, che esso solo era capace di dare in Italia, lo aveva fatto unicamente nello scopo di eli minare il pericolo rivoluzionario, che minacciava la sicurezza stessa degli Stati Sardi e per impedire un rapido diffondersi delle idee repubblicane che avevano buon giuoco dopo il disastro militare lombardo, arrestando la Toscana nel suo sfacelo economico e militare ponendola in condizione, al momento opportuno, di cooperare all'opera comune. E il Granducato, se non fosse giunto proprio all'attuazione di questo programma, accettando in ogni modo la collaborazione piemontese, avrebbe evitato a sé stesso ed all'Italia costituzionale gravi errori ed eventi dolorosi. Il Capponi a difesa del suo operato ha lasciato detto ch'egli, anche se aveva avuto in animo di non rifiutare l'intervento piemontese, ne era stato dissuaso dalle parole del Villaraaiina, che lo aveva reso certo essere le intenzioni del Governo di Torino destinate a rimanere pure intenzioni.' Noi non abbiamo finora documenti che ci conce-
i CAPPONI, Settanta giorni, in Opere, edita ed inedite op. cifc. H, 151. 3.