Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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405
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Le carte di Gian Luigi Bozzoni 405
Ahi i Questa non è la prima volto, ch'egli, Intono ed onesto, ina di [una parola indecifrabile] buona lede, lasciasi irretire da quei tristi, e sedurre da quei poveri di spirito, che gli stanno per l'ordinario attaccati ai panni. La non infrequente contradizione de' suoi atti Mass/, e politici vi è stato, ne .è, e tolga il Cielo, che non sia per l'avvenire deplorabile prova.
buona pezza che io vivo convinto che nel S.*. C*. esistono elementi, di cui assoluta necessità do' tempi esige la eliminazione; altri poiché poco conoscitori dello scopo altissimo ed ultimo dcll'Ord.* crede di buona fede, che dcggia tenersi estraneo alle cose politiche e sociali; altri conoscono questo scopo, e a consiglio di egoismo, o di paura, fan le viste di disconoscerlo. Da ciò è seguito che le cose Mass.*. son ite sempre di male in peggio, avveguadio il S.*. C*. siasi mostrato negli atti suoi da meno de* suoi doveri; ha guidato la Mass.*. con mano incerta e vagellante; ha guardato, con una scandalosa impassibilità, l'introduzione degli elementi deleterii, a dissolvente nel seno de' corpi Mass.*.; ha mostrato co* fatti invincibile ripugnanza a una riforma radicale di uomini e cose. Io la richiesi instantemente sono pressocchè due anni; mi si promise. Espressi allora e furono accettate le basi di questa riforma che riducevansi proprio a due capi:
la eliminazione assoluta, inesorabile da tutte le corporazioni dell'Ord.*. di coloro che non godevano, né goder poteano nel paese fama intera, per le intime loro attinenze, e per la loro dipendenza per le autorità profane, naturalmente poco simpatiche per ]'iiutituzione;
la eliminazione assoluta di tutti coloro, che dopo di avere ambito la iniziazione e i gradi, si sono tenuti lontani mai sempre dall'esercizio attivo dei loro doveri Mass.*. e come estranei all'Ord.-.
Piena e fraterna fiducia, io dicea, è la prima condizione delle associaz. mass.*, e questa non può esistere senza la prima delle due riforme.
Chi sdegna di partecipare all'adempimento dei doveri mass.*, tenendosi lontano dai lavori mass.', predica col fatto, e con l'esempio, non che la tiepidezza, l'indifferentismo, e la non curanza dell'istituzione; al bisogno non serve, che a imbarazzar l'andamento franco e risoluto della mass.*. Che farsi di tai membri senza vita ? reciderli come affetti da cangrena.
Le promesse a me fatte fallirono, prova di debolezza, oso dirlo, di poco coraggio, e di scarso interessamento per l'Ord.*.
Ora pare, che le cose volgano per quel verso, che è sempre stato in cima de' miei desideri. Io diedi allora le mie dimissioni, cui non si rispose per nulla; ritornato nell'agosto 66 in Palermo mi tenni lontano dal S.*. C*. Ora, però, se non mi inganno la riforma è divenuta possibile. Ma attendersene la iniziativa dal nostro Gv. M.*. cui ne incomberebbe il dovere par mi vana lusinga. US.*. C.*. dee far principio dal riformare e depurare se stesso; dee, riformato, dar [sic] con mano sicura portar la depurazione e la riforma in tutti i corpi di sua obbedienza dai pm eminenti fino ai primi gradi e per quelli che hanno stanza fuori Palermo, spedire commissari ì ad hoc dal suo seno. Dalla riforma personale deriverà immancabile quella delle cose: l'indirizzo.
Il nostro C*. M.*. conosce come me 1*V. M.*. non come uomo politico, o di milizii- e la sua fiducia ripone in coloro, che lo han circondato e lo circondano. Non confido, che egli possa accòrre la libera e franca parola di chi non è stato mai parte dei suoi consigli. Anch'io intanto son convinto, ch'egli si è messo su una falsa via; che si è confidato in chi non merita la sua fiducia; che, continuando, lo attende un altro doloroso disinganno; ma son persuaso che chi non abbia la