Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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407
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Le carta di Giuri Luigi Bazzoni 407
sono egregie opere di coloro, che sin qui àu tenuto il potere; che da essi derivi in tutto, e per tutto la presente nostra degradante umiliazione, il caduto prestigio di Garibaldi, la svanita gloria militare del Re Galantuomo.
Quanto a me, io credo fermamente, che dobbiamo a tutt'uomo insistere, perchè lo Statuto, per noi giurato, divenga per tutti una inviolabile realtà, e che coloro, che sinora ne sono stati i demolitori sicno interdetti dal tornare alla cosa pubblica. Ma come farlo, se la Consorteria, la Camarilla, e la Burocrazia, che sono le scaturigini di tutti i nostri mali, àn profondissime radici nel Parlamento, nella Reggia, e ne* Ministeri ? Combattendo a viso scoverto con la stampa, e con le petizioni, sì alla Camera Elettiva, come al Re, preparando, come meglio convengano, le novelle elezioni politiche. Non avvi altro da fare a mio credere: i nostri nemici sono organati, e compatti; noi divisi, impotenti, discordi.
Nel mio particolare nome, io metterò a stampa, e presenterò al Re un lavoro, in cui dimostrerò, che tutti i Gabinetti, che si sono succeduti da Cavour, a Rica-soli àn fatto a danno del paese continuata opera di malafede e di ingiustizia. Indi rientrerò nella vita privata, con la coscienza di non aver mai taciuto il vero dinanzi al potere.
Vi parlerò altra volta dell'anare Richard, e per ora vi abbraccio con ogni affetto.
L*atTezionatissimo f. L. ROMANO
XI LIBORIO ROMANO A G. L. BOZZONI (XYI.5)
Casamicciola, 30 settembre 1866 Mio Carissimo Bozzoni
I/ultima carissima tua mi giunge qui in Casamicciola, ove mi son ridotto, fuggendo le stragi che il colera fa in Napoli, e Ti rispondo immantinenti.
Nel vero che dei tristi casi di Palermo sono cagione i clericaliborbonico-reazionari, ma la prima colpa a chi ? All'inettezza governativa: giova ripeterlo le mille volte, i consorti hanno profondamente sgovernato, scontentato, depauperato, desolato, insanguinato il paese. Ne ho scritto una tremenda lettera a Rìcasoli: te ne rimetterò copia.
Per la stampa del Tuo articolo ne ho scritto al Signor De Sanctis, Direttore dell'Italia, ed al nostro Duplessis, pregando l'uno e l'altro che si stampi senza il tuo nome, e che stampato te ne mandino 50 esemplari. Pertanto t'invio il Pungolo, in cui si discorre dello stesso argomento.
Ti ringrazio di quanto mi dici per l'affare Richard, per cui mi attendo gli ulteriori tuoi favori.
Attendi altra mia più lunga, e credimi invariabilmente1
L'affezionatissimo Tuo L. ROMANO