Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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410
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410 Libri e periodici
discussimi i, uè vi è colta appieno la personalità piuttosto sfuggente del giovane sovrano; impresa invero codesta di non poco momento, poiché non è punto agevole stabilire con certezza, data, tra l'altro, la sua natura poco alacre, la parte che spetti nell'impostazione riformistica durante il suo regno nel Mezzogiorno al suo spontaneo volere e quella che sia invece dovuta agli stimoli dei suoi esperti coadiuvatori e, ancora, qua le vera influenza abbia su di Ini esercitata la consorte energica e fattiva. Comunque, non pochi aspetti o ignorati o negletti della politica del Borbone ricevono (e ne dar, sia pure su ecinta mente, le prove) una vivida luce.
Come è noto, Don Carlos, figlio di Filippo e di Elisabetta Farnese, in virtù della convenzione dell'Aia del 17 febbraio 1720 nel gennaio del 1731, morto l'ultimo dei Farnese, occupava il ducato di Parma e tre anni di poi, conclusasi la guerra per la successione polacca, per gli accordi intervenuti tra la Francia e la Spagna egli entrava a Napoli quale re, festosamente accolto, e il 3: luglio, dopo la sconfitta subita dagli Austriaci a Bitonto, veniva incoronato a Palermo con uno sfarzo spettacolare e tra deliranti acclamazioni della folla, indubbiamente memore della dominazione spagnola del passato, assai meno trista e opprimente della recente dell'Austria odiata. E di un viceregno (che tale rimase) provvido e generoso in verità la Sicilia aveva estremamente bisogno, poiché gravissime rispetto a Napoli eran le sue condizioni generali: ricca, sì, di suggestive visioni paesistiche, ma quasi priva di contatti con l'esterno, percorsa di contìnuo da ladri e da banditi, oppressa da servitù regie ecclesiastiche baronali che ostacolavano ogni progresso commerciale e marittimo e immiserivano il popolo ignorante, sofferente nel silenzio. Con le riforme del nuovo re si può dire senza tema che si iniziò per la Sicilia un'era nuova, ma più peraltro per lo spirito loro (e in ciò conviene anche il Falzone) che per i risultati effettivi, poiché (e lo affermò lo stesso Sciupa, così rigoroso nei suoi apprezzamenti su Carlo HI) venticinque anni ordinariamente sono assai poco nel cammino de* popoli . Si deve anche aver presente, a mio avviso, per una equanime disamina del suo operato in Sicilia, che durante il suo dominio due tremende carestie, nel 1747 e nel 1755, da superare ogni remoto ricordo, e terremoti si ebbero nel 1751 e nel 1752: fatti funesti che, oltre all'inaridimento delle finanze e a manifestazioni di fame, di povertà, di epidemie, portarono l'isola sull'orlo della disperazione. Ha ragione il Morandi1) nel dire che la crosta feudale fu appena intaccata, mentre, con la istituzione della Giunta dei Contrabbandi affidata ai capitani di giustizia si pose un freno alla piaga del brigantaggio; con il rafforzamento del Tribunale della Monarchia si limitarono le prerogative ecclesiastiche che, essendo esse pure in possesso di un foro, cercavano in ogni modo di sfuggire alla giurisdizione dello Stato; con la reintegrazione dell'istituto parlamentare, che non funzionava più dal 1642 (otto parlamenti si celebrarono tra il 1738 e il 1758), si diede maggior sicurtà alle guarentigie costituzionali; con la numerazione dei beni e delle anime, cioè con i cosi detti riveli,2' si potè d'allora in poi ripartire più equamente i donativi votati dal parlamento: con l'istituzione della Giunta Frumentaria si tentò di moralizzare il mercato del frumento. Seguirono la fondazione dell'Albergo dei Poveri per render meno mortificante la carità e del Buon Pastore per raccogliere ed educare i fanciulli abbandonati.
Tra i provvedimenti vari presi dal governo in materia economica, sui quali s'intrattiene a lungo il Falzone con dati precisi, vogliamo almeno ricordare le Istruzioni sui Capitoli del Consolato ed Arte della Seta, pubblicate nel 1736, che interessavano particolarmente Messina, ove tale attività, un tempo assai fiorente* era ora decaduta, e le misure prese perchè fosse meglio disciplinata non solo la concorrenza della fabbricazione
1) Nel suo saggio del 1945 / partiti politici del Risorgimento. Vedi pure di W. MATURI Hi formi,imo, in Enciclopedia italiana XXIX.
*) 1 donativi votati dal parlamento risalgono, a detta del Titone, che ne trattò ampiamente con solida dottrina nel 1 volume (citato dal Falzone) delle sue Origini della, questione meridionale (Milano, 1951 ). alla metà del secolo XV ed originano dalla collctta feudale.