Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
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1965
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labri e periadici
scolastici*' di singolare importanza pedagogica, dati i tempi; x> mentre, all'incontro, a Napoli ottennero ben presto calde ed estese simpatie.
Nell'agosto del 1759 Carlo di Borbone, essendo morto demente il fratidlnst.ro Ferdinando VI (era succeduto ni padre Filippo V dal 1746) passava a reggere la Spagna. Ma -nel nuovo più esteso dominio incontrò a tutta prima difficoltà non meno gravi, forse, di quelle cni aveva posto qualche discreto rimedio nel Mezzogiorno d'Italia. Le continue guerre e la difesa dell' immenso impero coloniale, cui si devono aggiungere l'invadenza del clero privilegiato e la sfacciata corruzione dell'amministrazione statale, avevan consumato in gran parte Io forze materiali : e si andavano pur spegnendo lentamente le forze creative dell'intelletto, che nel Siglo de Oro avevan dato al mondo ammirato insigni capolavori. Carlo aveva condotto con sé alcuni suoi ministri italiani; ma ebbe la fortuna di essere coadiuvato nella difficile opera sua da due consiglieri attivissimi e di spiccato ingegno: il conte de Abaraea Pietro Paolo Aranda, già ambasciatore in Polonia, e il conte De Campomanes, ai quali, senza alcun dubbio, spetta il maggior merito se in pochi anni la Spagna migliorò sensibilmente. Sullo sviluppo sociale in Ispa-gna in questo periodo son comparsi di recente buoni studi di ricercatori iberici, dei quali ci informa il Fai zone diligentemente nel capitolo conclusivo del suo lavoro; ma più che da loro (siamo schietti), le cui lodi per il loro antico Re sono, se non erro, alquanto eccedenti, da storici stranieri spassionati (cosi l'Onchen, lo Heych, il Pingaud, il Rara-baud) apprendiamo che se neanche lì si riuscì a fiaccare del tatto le manomorte e i maggiorascati, si abolirono però le corporazioni, si apersero strade e canali, si protessero le industrie, si beneficiarono tetre incolte, si abolì la mesta che chiudeva le proprietà al passaggio del gregge del contadino, si risanò il bilancio quasi esausto dello Stato, si restrinsero i poteri dell'Inquisizione, e nel 1767 (e fu il fatto piò clamoroso del secolo), imitando l'esempio del Portogallo, si cacciarono i Gesuiti, iniziativa (io penso) che si dovette massimamente all'Aranda, un anticurialista piò tenace ed energico del nostro Tanucci. E anche la cultura si risollevò dal ristagno in cui era caduta e potè riaccostarsi al moto di rinnovamento dei paesi piò avanzati della civiltà europea (riaccostamento contrastato durante il regno di Filippo V) in seguito all'alleanza stretta dal nuovo governo con la Francia, intesa principalmente ad impedire l'avanzata dell'Inghilterra, con il suo aiuto, verso le colonie spagnole dell'America centrale, abbondanti di prodotti di ogni genere.
Libri, idee, periodici giungono man mano nella penisola soprattutto da Parigi, smantellando vecchie credenze e movendo guerra alla pedanteria e facendo presa particolarmente sulla stantia erudizione, di cui ì nuovi rappresentanti furono, tra gli altri il famosissimo benedettino Gerolamo Feijoo (su di lui scrisse, or non è molto, un saggio nitido e penetrante Gregorio Maranon) che dì tutto si occupò con profondità di sapere: di biologia, di matematica, di storia, di critica letteraria e anche di politica; e Martino Sormonto, anche Ini frate, rinnovatore della botanica, ma intenditore pure, e assai scaltrito, di poetica ; e, ancora, Eutabag de Artenga, le cui Investigaciones filosofica* sabre la beleza ideal per alcuni spunti originalissimi preannunciano il romanticismo. La influenza francese (non mancarono, anche se in piò ristretta misura, le influenze italiane e inglesi) deve essere stata larghissima so si considera ohe un numero stragrande di gallicismi penetrarono allora nella lingua spagnola e che afrancesados furono quasi tutti gli scrittori del tempo, specie i cultori della favolistica' e dell'arte drammatica (citerò solo, per brevità; il de Saminniego e i c/e Moratin), che però imitarono i modelli francesi piuttosto pedissequamente senza originali novità dì accenti e di svolgimento di caratteri. Ma la Spagna non
') Secondo il Codignola, già citato, le piò lette con buoni risultati furono, a Napoli, le opere educative dell'abate Antonio Genovesi (1712-1769) che fu, ai suoi tempi legati ancora ai vieti pregiudizi delle scuole, un assertore tenacissimo dei diritti dell'esperienza (Vedi II problema educativo, volume II, p, 180 e sg., Firenze La Nuova Italia, l*cd., 1936).