Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <417>
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Libri e periodici
dolPiuurhuiuiMitti o di*] ritorno alta campagna, a seconda dell'espandersi o del contrarsi delle wic fortune, di notevoli alìquote di contadini.
Che, però, l'economia della legione, e neppure quella del territorio immediatamente finitimo, non possa essere ridotto al paradigma della fiera In mostra il P. proprio nel vasto e interessante saggio sulla crisi agricola (il lettore frettoloso non si faccia fuorviare dal titolo del saggio Una rivoluzione agraria mancata , eoe sta qui a indicare soprattutto l'incapacità di un rinnovamento radicale delle tecniche agricole) nel quale prendendo le mosse dal catasto di Benedetto XIV studia la ripartizione della proprietà fondiaria, i modi di conduzione e i contratti agrari, i risultati della produzione e l'incidenza in tutti questi elementi delle vicende politiche generali, soprattutto nel lungo ed incerto periodo dal 1796 al 1815, nel quale il tentativo di rinnovamento anche del mondo rurale, promosso dalle riforme di Fio VI, subisce un arresto, mentre l'interruzione della nera e le ripercussioni negative del blocco continentale impediscono il collocamento della produzione eccedente fuori dello Stato e tolgono a] commercio interno quell'importante sbocco, che rappresen­tava l'aumento dello smercio di prodotti alimentari nel mese della fiera. 11 P. segnala an­che i tentativi infelici di introdurre coltivazioni esotiche, per sostituire i prodotti d'oltre­mare. Caratteristiche del periodo della Restaurazione sono per il P. l'eliminazione della, piccola proprietà, accellerata dall'aumento del carico fiscale, e l'incapacità di ima radicale innovazione delle tecniche agricole per gli ostacoli e le contraddizioni interne che l'ina­sprimento dei patti colonici ha ancora accentuato .
L'eccezionale fortuna della fiera sembrerebbe dovesse portare all'introduzione di nuove attività manifatturiere. Viceversa, nota il P., l'attaccamento tradizionale alla proprietà terriera, la scarsa accumulazione di capitali e la difficoltà di vita delle industrie degli altri centri delle Marche, ostacolano una trasformazione industriale, che timida­mente si. affaccia solo nel settore edilizio, per l'ampliamento della città, di cui si è detto, e in quello della seta e dei tessili. Ancora nel periodo napoleonico, secondo una indagine del 1808, oltre il 90 per cento della manodopera è impiegata nell'arsenale e nella tessitura della seta, ma anche in questi settori i contraccolpi del blocco continentale sono duri e non vi arreca sollievo il modesto contrabbando, che si esercita anche da Senigallia, mentre la concorrenza degli esportatori francesi va a scapito della produzione locale. Qualche progresso segna invece l'attività estrattiva (per le stesse ragioni per le quali si cerca di ambientare piante esotiche), poiché si attivano miniere di zolfo prima trascurate. Il successivo periodo della Restaurazione si caratterizza anche nel campo industriale per il mancato rinnovamento delle attrezzature e delle tecniche produttive e per il ritorno alle privative di produzione e di smercio, clementi sfavorevoli che finiscono per avvantag­giare la concorrenza forestiera, della quale proprio la fiera e il tramite migliore. Il P. se­guala in particolare l'immissione assai notevole di prodotti lavorati provenienti dall'Au­stria, dall'Inghilterra, dalla Francia e dalla Germania, che si ripartiscono naturalmente per tutto Io Stato, ma esercitano la loro influenza anche sulla piccola e incerta produzione locale. Con l'annessione al Regno si registra un ritorno ad un'attività essenzialmente agrìcola, sopravvivendo solo quelle manifatture, che rispondono ad immediati bisogni locali. Sorgono, invece, ad opera di capitalisti stranieri, opifici, che traggono dall'agricol­tura la materia prima o forniscono strumenti di lavoro.
IìTìndngine sui salari e sul prezzi, che chiude il volume è assai interessante e meri* terebbe un 'apprezzamento più particolareggiato e una discussione critica approfondita. Essa parte dalla constatazione delle ripercussioni sulla economia locale della rigidità del mercato chiuso, che facilita la speculazione, appena moderata dal sistema annonario, che protegge i poveri, e, più. tardi, dal Monti Fromentari, ohe sovvengono i contadini negli anni di carestia. La fiera è l'occasione di spezzare i legami di un sistema che tende all'autosufficienza e, d'altra parte, essa rappresenta il momento eccezionale nel quale cessa la disoccupazione e i salari aumentano in misuro notevole, ohe qualche volta arriva al 50 per cento.
La ricerca ò effettuata sui salari delle varie categorie di operai e artigiani e Ridia posizione economica della media ed alta borghesia e della nobiltà, quale è possibile rica-