Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <418>
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Libri e periodici
vare dai bilanci famigliari o da notìzie ufficiali. Parallelamente si esamina il -variare del prezzo del grano lungo tutto il periodo della crisi derivante dall'inflazione monetaria nel periodo repubblicano e del blocco napoleonico, nonché dalla grave carestia, che si abbatte sull'Europa della Restaurazióne. Un bilancio tipico esemplificativo del rapporto tra prezzi e salari in varie epoche (e precisamente nel 1750, nel 1823-24 e nel 1854) porta a riconoscere come il potere d'acquisto di una famiglia operaia cali rapidamente, aggravando la con­dizione economica della popolazione urbana e dei braccianti, anche per l'infierire della disoccupazione. Nel 1830, secondo una drammatica lettera del gonfaloniere di Senigallia Gabriele Mastai, su una popolazione di 21 mila anime, 15 mila vivono del lavoro quoti­diano. La partecipazione popolare ai moti del '31 è, quindi, considerata dal P. come l'occasione per sfogare il malcontento lungamente covato. Anche sotto il governo di Pio IX, non ostante si intensifichino le opere assistenziali, la situazione non migliora, perchè all'aumento della popolazione non segue quello del lavoro e, se i salari sono stazionari, i prezzi aumentano continuamente.
In un'appendice sono riunite tabelle relative alla variazione della popolazione di Senigallia (città e campagna) messa a confronto con quella dello Stato e della regione, dal 1624 al 1860; ai prezzi medi del mosto e del grano dal 1730 al 1844; a quelli del­l'olio dal 1759 al 1797 e del solo grano dal 1809 al 1854; alla produzione dei generi di prima necessità dal 1827 al 1859; e grafici dimostrativi delle oscillazioni della produzione del grano, granoturco, fave, legumi e patate e i prezzi medi del grano, del mais e dell'olio.
Come il lettore vede si tratta di un gruppo di ricerche del massimo interesse, condotto con estrema diligenza e con un metodo apprezzabile. VITTORIO E. GiumELiA
PASQUALE VILLANI, La vendita dei beni dello Staio nel regno di Napoli (1806-1815); Milano, Banca Commerciale Italiana, 1964, in 8, pp. 234. S p.
H Villani presenta qui, in un fitto e ricco saggio introduttivo, ed in un gran numero di appendici e grafici, che pressoché raddoppiano la mole del volume, Ì risultati di una ricerca tanto ingrata quanto benemerita condotta lungo parecchi anni sotto gli auspici illuminati del grande istituto bancario milanese e la direzione di Federico Chabod, alla cui memoria l'opera è dedicata. L'A. determina innanzi tutto opportunamente il campo della sua indagine, distinguendolo da quello affine e parallelo ma tecnicamente ben diverso (ancorché i risultati venissero poi ad essere, sotto il profilo sociale, di massima analoghi) della quotizzazione dei beni demaniali in conseguenza dell'eversione della feudalità. Egli tratta viceversa dell'alienazione dei beni ecclesiastici in riferimento alla soppressione dei monasteri, un'operazione che l'entità: del patrimonio della Chiesa nel regno di Napoli (fissata finalmente dall'A. nella percentuale approssimativa del 25 ) rendeva quanto mai cospicua e complessa. Alla base di essa è un'impellente esigenza fiscale, derivante dall'allargamento smisurato delle spese, esigenza che è la prima tra le giustificazioni del particolarissimo andamento dell'operazione nel Mezzogiorno, in. rapporto, s'intende, soprattutto con l'esempio francese. L'A. non si nasconde peraltro l'immaturità della classe dirigente napoletana, in termini generali, ad un'azione cosi impegnativa, più o meno diret­tamente sollecitata, è vero, del ceto intellettuale riformatore, ma su piano dottrinario e libresco senza che un'autentice borghesia socialmente sviluppata fosse in grado di mediare tra auspici teorici e prospettive di governo. Dopo tanto parlar dì assolutismo e di superc-minenza del principe, dai tempi almeno del Giannono, il concetto stesso di Stato moderno era ancora confuso nella mente dei ministri del Re (p. 13): onde la spinta francese fu condizione imprescindibile cosi per la ricompra degli arrendamenti, questa tipica forma di capitalismo parassitario, come per l'alienazione dell'asse ecclesiastico, con essa organica­mente coordinata. Finalità finanziaria e fiscale, dunque: ma quali i propositi sociali, quale la dinamica economica dell'operazione ? L'A. sottolinea finemente la natura radicalmente eversiva dell'impostazione francese, come quella che ai richiamava a presupposti ideolo­gici coerentissimi e politicamente vissuti, ben al di là della preoccupata frammentarietà