Rassegna storica del Risorgimento

BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno <1965>   pagina <426>
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426 Libri e periodici
impigliato nella sua interpretazione la chiave eccessivamente filosofico-teoretica del­l'abate brettoxe), *) facendo del Lamcimais ano dei ponti in ogni senso nodali nella storta del cattolicesimo moderno: significai iva la fortuna di alcune delle più tipiche intui­zioni lamennesianCf anche dopo la condanna* più disciplinare che dogmatica, della Mirari vàs.2) Tutto ciò va' concesso sul piano della rappresentatività storica del Lamennais, di cui andranno cercate le ragioni nella capacità dell'abate brettone di cogliere e interpretare esigenze diffuse e spesso non ancora coscienti, di coniare semplici e felici slogans, di con­durre battaglie difficili e indilazionabili, dalla pronta rispondenza nell'opinione pubblica (ma forse anche nella fondamentale polivalenza del lamcnnesismo, ideologia politico-religiosa di transizione tra il vecchio e il nuovo, tra residui medievali e aspirazioni moderne, tra teocrazia e democrazia).
Questi riconoscimenti, di cui il Verucci non è avaro, non giustificano le rivalutazioni incondizionate dell'abate brettone, tentate anche di recente. Il .Derré, per esempio, nel suo citato studio, coglie certamente nel segno quando mostra quanto le posizioni dell'abate brettone sopravanzassero quelle dei tradizionalisti, cui pure molto doveva;3) ma pare anch'egli cedere al fascino indiscutibile della personalità del Lamennais quando gli attri­buisce la fondazione di un nuovo umanesimo cristiano, aperto alle più moderne esi­genze filosofiche, esperto delle contemporanee tendenze storico-teologiche delle scuole di Tubinga e di Monaco. A ben vedere il lamennesismo era e rimase, nonostante le pretese delTlSsouisse dune philosophie, piuttosto un'ideologia schematica che non un sistema di pensiero religioso e filosofico ispirato alle peculiarità del cristianesimo. Il pensiero lamen-nesiano, lungo tutto l'arco della sua evoluzione, pare ancorato e chiuso irrimediabilmente in una tematica scarna. Il Derré stesso, fine e documentato studioso, riconosce che le teorie lamennesiane si fondavano su una semplicistica visione storica e religiosa, su una documen­tazione rudimentale da un punto di vista scritturale-teologico..
Così pure mi sembra un singolare capovolgimento di termini quello in cui è incorso mons. Simon laddove,recensendo l'opera di Verucci, in uno dei suoi ultimi scritti, afferma: Ultramontain Lamennais l'est parco qu'il veut étre liberal .') Anche qui riemerge, come si vede, l'ombra del Marechal: l'ultramontanesimo lamennesiano sarebbe conse­guenza di un originario e fondamentale liberalismo, inteso però dal Simon come posi­zione polemica contro il sedicente liberalismo dell'epoca, il liberalismo statalista secolarizzatore . Ma occorrerà allora intendersi sui termini, poiché di questo libera­lismo lamennesiano proprio il Verucci ba mostrato, come si è detto, i residui mediovaleg-gianti e la profonda intrinseca debolezza . s)
Strano destino davvero quello del Lamennais che, dominato dal problema di una restaurazione sociale della religione, intesa dapprima in una dimensione ecclesiastica, poi in senso laico e quasi mazziniano, ma sempre ai fini della fondazióne di un ordine sociale sostanzialmente totalitario,6) giunse nel periodo dell'evenir a riconoscere nel systeme social fonde sur le déveJoppemeut de la liberto individuelle 7) l'unico possibile nella contemporanea situazione storica, cadendo tuttavia, anche nell'uso di formule che
') D Duroselle (Quelques vues nouvdles, cit., p. 325) tende a ridurre la funzione del Lamennais come precursore del cattolicesimo liberale, del cattolicesimo sociale, e del­l'idea di partito cattolico .
2) VERUCCI, p. 216.
3) DERRÉ, p. 724.
*) A. SIMON* Livrea raents tu* Lamennaù, in Revue d'hiatoire oeclSsimtlquet voi. LIX, 1964, p. 508.
s) VERUCCI, p. 114 nota.
*) Ivi, p. 181.
fi) D'une grave erreur dea honnites gena, nvìVAvenir del 9 die. 1830.