Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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428
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428 Libri e periodici
La galleria dei biografati si inizia per l'appunto con Giovanni Nicotera, che fu durante il periodo il rappresentante più tipico dei mestatori e degli illegatari. Era entrato il Parlamento per il collegio di Salerno con la votazione dì ballottaggio del 30 giugno e finché visse, e cioè por 33 anni, ebbe fedelissimi i suoi elettori, molto giovandosi, però, specie nei primi anni del suo mandato, della protezione di Garibaldi, alle coi gesta peraltro egli non aveva portato nessun valido aiuto. Aveva, si, combattuto a Porta San Pancrazio ed era rimasto ferito e un'altra ferita aveva riportata a Sapri nel '57; anzi, fu fatto prigioniero e condannato a morte, condanna commutatagli poi nell'ergastolo; ma il suo comportamento durante il processo, sul quale il Moscati dà ampi particolari, non fu quello, punto, di un eroe. Non era colto* ma era d'intelligenza aperta ed aveva la parola pronta che accompagnava con gesti vibrati e quasi sempre eccessivi, sicché non gli fu difficile attirar l'attenzione, alla Camera, dei colleghi. Si aggiunga ch'era di un'arditezza sfacciata e di un'ambiguità senza pari, disposto a qualunque intrigo pur di carpire una carica. E l'occasione gli fu offerta quando nel '76 si apri la campagna elettorale, durante la quale egli riusci a convincere con insistenti accordi il gruppo toscano di Destra a votare contro il traballante governo Minghetti. Di aver affrettato con le sue manovre l'avvento al governo della Sinistra egli menò gran vanto, benché assai meno complesso di quel che si dicesse allora deve essere stato il suo compito, poiché, come desumo da un ottimo studio del Silvestri del 1962, poco conosciuto, purtroppo (neanche il Moscati lo cita), assai grande era lo preoccupazione in Toscana per l'invadenza del Minghetti nei problemi finanziari, ma, soprattutto, per la minaccia della libertà d'azione del capitale. Comunque sia la cosa, il fatto è che il Nicotera, quando si stava formando il nuovo gabinetto Depretis, pretese ebe gli fosse affidato il portafoglio dell'Interno; ma poiché il Depretis nicchiava, non gradendo affatto la sua cooperazione egli (sì disse, ma non si ha la certezza) ricorse a un tranello. Prima della firma del decreto regio si presentò a Palazzo Brasehi e prese senz'altro possesso del dicastero e scrisse una lettera ai Depretis invitandolo a prenderne atto e a tener presente il suo nome nel presentare al Re la Usta dei nuovi ministri. E d'allora fu più volte confermato nell'ambita- éàrieay ma, in seguito per lo più a sotterfugi, ad aspre calunnie agli avversari, a cambiamenti di atteggiamenti suoi m contrasto con il passato. Ma quel che importa rilevare, poiché non ci è possibile su di lui intrattenerci oltre, ogni volta egli creò un'atmosfera di rancori, di vendette personali, di persecuzioni, di discordie, di protezioni scandalose.
Tempra ben diversa fu quella di Giuseppe Zanardclli, che fece parte pure del primo ministero Depretis come ministro dei lavori pubblici. In verità a lui sarebbe toccato il portafoglio dell'interno, carpitogli nel modo che abbiam detto dal Nicotera. E' tale in effetti era l'intenzione del Depretis, sia per la sua più valida competenza, ma sia, segnatamente, per i suoi grandi meriti, pei quali godeva l'alta stima di tutta l'assemblea, quali una profonda cultura giuridica (era uno dei più noti giganti del foro), una spiccata si-gnoralità e compostezza di modi, nna onestà a quei tempi singolare e un'aspirazione inalterata alle libere istituzioni e alle fortune della patria, di cui aveva dato prove sin da studente universitario combattendo volontario nel Trentino e, più tardi, dal '57 al '59, aprendo in Brescia, sua città natale, un gabinetto di lettura di due mila volumi frequentato da 200 soci, i più eletti del luogo per cultura e patriottismo, nel quale, alla chetichella, si svolgeva un'intensa attività politica. Dopo Villafranca esso divenne il centro animatore dello Società Nazionale . Lo Zanardclli fu sempre tenuto d'occhi in quegli anni dalla polizìa austriaca; ma egli riuscì sempre a sfuggire all'arresto per mancanza dì prove legali. La sua permanenza nel primo ministero Depretis, di cui facemmo cenno, ebbe breve durata per dissensi nel Consiglio dei ministri determinati dalla solita autoritaria inframmettenza del Nicotera; ma tornò al potere più volte e quasi sempre alla Grazia e Giustizia, II ministero più adatto alle sue conoscenze. E fu anche presidente dei ministri e per tre volte presiedette la Camera, mutando anche talvolta le sue alleanze, non per vaghezza di dominio, come facevano i più allora, poiché egli aborriva le clientele, ma con la speranza, che egli nutrì per tutta la vita, di contribuire in ogni modo alla diffusione dei suoi principi fondamentali, cui tenne fede sempre, senza esitazione, di libertà e di giustizia e di eleva-