Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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429
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Libri e periodici 429
zione morale del Paese. Princìpi per altro (e in ciò son perfettamente raccordo con ìl Moscati, che di lai ha nel libro tracciato un ritratto suggestivo e sereno) più teorici che realistici, il che spiega le polemiche spesso suscitate in Parlamento per i suoi innegabili errori (ad esempio, durante la sua permanenza nel primo ministero Cuiroli), causati per l'appunto dal suo eccedente tenace rispetto dei diritti individuali. Ma lo Zanardelli più che nomo di governo fu, essenzialmente, un legislatore. E il suo nome sarà sempre ricordato, assieme con il suo culto del sacrificio e l'austero sentimento del dovere, perii progetto sulla nuova legge elettorale, la cui relazione, presentata alla Camera nel dicembre del 1888, occupava nientemeno che 220 pagine, ma, particolarmente, per il Codice penale, promulgato nel 1890, quando egli era ministro di Grazia e Giustìzia avendo per presidente Crispi: un provvedimento di vistosa portata, tanto che durò inalterato o quasi sino all'avvento del fascismo.
Ma l'uomo di maggior rilievo e capo quasi della Sinistra fu senza dubbio Francesco Crispi, di cui il Moscati discorre con minute notizie, tutte diligentemente controllate, per 100 pagine fitte. Intrepido cospiratore nel '48 contro l'odiato Borbone, vissuto di poi per più anni poveramente in volontario esilio a Malta, a Parigi, a Londra, ove conobbe il Mazzini con il quale contrasse fervida amicizia, nel '60 abbandonò ogni ideale democratico e repubblicano per seguire in Sicilia Garibaldi, della cui impresa era stato l'incitatore più efficace e al cui motto fatidico Italia e Vittorio Emanuele restò per sempre fedele, vieppiù convinto che la monarchia, e solo la monarchia, era indispensabile per il mantenimento dell'unità della Patria. Eletto deputato nelle elezioni del '61 nel collegio di Castel-vetrano, si fece ben presto notare per i suoi interventi infuocati, con sbalzi per lo più irosi e con piglio autoritario. Venuta al potere la Sinistra, egli sedette da quel giorno sempre alla parte estrema assieme con gli exgaribaldini, ma stando a se, con atteggiamenti tribunizi, sempre pronto a polemizzare con la Destra, come dice con felice frase il Mancini non ancora decimata , anche con evidenti contraddizioni, sicché, quando, apertasi nel novembre del '76 la XIII Legisltura, con sorpresa quasi unanime dei colleghi, veniva scelto a Presidente della nuova Camera, non pochi d'essi pensarono che non fosse il più idoneo al delicatissimo ufficio per la sua indole intemperante ed irascibile. Ma egli seppe suscitare gli applausi unanimi dichiarando apertamente che sarebbe riuscito, ricordando il posto in cui si trovava, a frenare i suoi eccessi e a mantenere hi più stretta imparzialità. Ed egli Beppe davvero tener fede al suo impegno con prestigio e con il più assoluto disinteresse. Ma la sua presidenza non durò peraltro che sette mesi, e cioè sino all'apertura delle vacanze parlamentari. Nel secondo ministero Depretis fu nominato ministro dell'interno al posto del Nicotera, ma assai breve fu pure la sua prima esperienza al potere: in effetti, dopo settanta giorni fu costretto a dimettersi per l'accusa di bigamia. Riapparve dieci anni dopo entrando a far parte dell'ultimo ministero Depretis, contro il quale alla Camera, come capo della Pentarchia, aveva pronunciati di frequente sconcertanti discorsi. E vi era entrato stavolta con il disegno, poiché l'antico avversario era ormai stanco e malaticcio, di prevalere e di imporre ai colleghi la sua volontà. E vide giusto, tant'è che, essendo morto nell'agosto dell'anno stesso il Depretis il Re lo nominava presidente affidandogli, oltre il portafoglio dell'Interno, anche l'interinato degli -Affari Esteri. E benché settantenne, ma ancor vegeto ed energico, fu presidente per sette anni, dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896. E non si può negare che dapprima abbia dato al paese un salutare rinvigorimento con le numerose leggi da Ini fatte approvare e di cui si sentiva da tempo hi necessità, quali hi riforma delle leggi comunale e provinciale, l'ordinamento della giustizia amministrativa con l'istituzione della 4* sessione del Consiglio di Stato, la riduzione delle preture, le riformo delle opere pie, la creazione di nuove scuole Italiane all'estero: ma tutto ciò, si tenga ben a mente, senza punto preoccuparsi della potenzialità dello Stato; di qui l'accresci mento, che già era in atto, della crisi finanziaria del bilancio, cui seguila crisi delle banche di emissione con il relativo aumento dei fallimenti commerciali. Crebbe a mano a mano il prezzo dei generi di prima necessità, e, particolarmente, il prezzo del pane; il ohe causò, a suo tempo, le rivolte della povera gente in Sicilia, ad esempio, e nella Lunigiana, che egli, autoritario
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