Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <270>
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70 5. PasaamonU
Quando la Rivista pubblicava queste parole, il fato del Gabinetto Ricasoli era già deciso; che il barone Bettino aveva il giorno innanzi rassegnato al granduca il potere, del quale era stato investito. E le ragioni abbiamo già detto. Avrebbe forse potuto conseguire il suo scopo, se avesse avuto un Sovrano capace di affrontare le conseguenze di una politica energica: ma Leopoldo II non era l'uomo adatto; né è da escludere, che egli preferisse in realtà un Montanelli, che gli avrebbe pacificato le masse ad un Bicasoli che l'avrebbe, a dire dei più, legato al carro del Re di Piemonte. Ed il barone Bettino il 94 ottobre al Lambruschini faceva capire queste ed altre cose più gravi ancora : In Toscana si compie un fatto gravissimo : uomini sorti dall'anarchia con mezzi violentissimi si impongono ministri al Prin­cipe e fanno prevalere un partito, che non ha avuto fin qui un prin­cipio: si è fatto strada attraverso le difficoltà della coscienza pubblica con le più vili ed inique passioni: ha vilipeso i cittadini più onesti, è giunto a corrompere la stessa Firenze e ciò, ehe non ha corrotto, ha impaurito; e corrotti ed impauriti hanno fatto una schiera e si sono trovati d'accordo a volere lo stesso fine. Io con altri cittadini più stimabili di me siamo stati oltraggiati ed abbandonati . l
Una certa luce sulla natura della crisi Ricasoli e sulle disposi­zioni del Granduca, oltre ciò ohe ne ha detto nella succitata lettera il barone Bettino, ci può dare quel che ne scriveva il d'Azeglio al Balbo, dopo che erano tramontate per sempre le speranze di un go­verno costituito dagli uomini della Patria: Se è vero, - diceva quello spirito caustico del marchese Massimo, - che il mondo è di chi se lo prende, è arciverissimo per la Toscana. Gli imbroglioni di Livorno diretti da Guerrazzi e lasciati fare dal Governo poutia hanno messo su i loro simili con denaro e paroloni nel resto della Toscana. Cap­poni e G.i si sono dimessi. Il Gran Duca mi fece dire da B. Ricasoli se volevo essere ministro della GUERRA !! Dissi ch'io non avevo nes­suna idea né di organizzare né di amministrare: 2 che ero deputato di Torino; 3 che lui non voleva si tirasse sui fratelli ed io al caso tirerei anche sulle soréUel L' indomani me lo fece dire da Hamilton ministro inglese. Gli dissi le varie ragioni e aggiunsi che governo e paese, essendo tutti poutia, non volevo trovarmi a far poi qualche e...; lui come inglese e positivo udì tutto e poi mi disse mus aves raisoìi. La sera ii Gran Duca mi mandò"<* c'Jnìamara a.Palazzo Vec­chio, ripetei il medesimo discorso* Pensai! mon/eojso: due anni
1 BIOASOLI, Lattati fi Doomncntì p. ili. I, 883, 384.