Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
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1965
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432
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Libri e periodici
informazione sull'argomento. Sì tratta di una ricostruzione (e interpretazione naturalmente) della vicenda dello Stato italiano lungo un periodo, ai cui duo estremi fanno da cippi terminali due crisi decisive di trasformazione: la caduta della Destra storica nel 1876 e l'avvento del regime dittatoriale fascista nel 1925; ma lo sviluppo delle forze politiche di democrazìa moderna nel nostro Paese, dal loro irrompere con la successione della Sinistra parlamentare al potere, sino al loro arrestarsi dinanzi alla diga delle leggi eccezionali fasciste* viene in questo libro considerato solo di riflesso, viene visto cioè e seguito nell'opera dei tecnici di diritto pubblico, che lo accompagnò. Si tratta dunque di una storia delle idee, della diagnosi di una lunga crisi di crescenza, che si risolve in effetti in una trasformazione profonda della maniera di pensare sullo Stato: e questo succedersi di lampadofori, che gettano luce sull'accidentato e aspro nftn'iftin della realtà politica, consente di cogliere, come in una traiettoria luminosa continua, la linea vettoriale di cin-quant'anni di storia unitaria. Giacche, come diceva A. Comte (ed è proprio Tessitore a fornirci questa felice citazione a p. 107) i giuristi sono comme une sorte de métapbysi-cicns passés de l'état speculato? à l'état actìf ; e la storia dei sistemi giuridici, legati come essi sono alla realtà sociale in atto, di coi cercano di cogliere i motivi essenziali e le giustificazioni politiche di fondo, è una storia che costituisce la migliore, o almeno la più. autentica, filosofìa della storia.
Il libro di Tessitore prende le mosse dall'analisi della posizione speculativa di Silvio e Bertrando Spaventa di fronte al problema dello Stato, quale esso si configurava nel momento culminante della esperienza risorgimentale, vissuta dalla generazione, che aveva avviato e concluso quell'esperienza, nell'affanno quotidiano, e senza potere intravedere il risultato finale nella sua fisionomia composita e caratteristica. Ora questo risultato aveva acquistato il suo volto: esso consisteva in uno Stato liberale, che doveva assumere in proprio quei valori di difesa della libertà e di iniziativa organizzativa (anche economica), che sino allora erano stati affiancati ai privati e a gruppi di privati, nella lotta condotta contro i vecchi Stati assolutisti. Ne sorgeva una contraddizione, di cui Silvio Spaventa prendeva lucida e amara coscienza, nel suo gronde discorso del 1879 su La politica della Destra: Un altro grande errore che noi (della Destra) commettemmo, per una inclinazione che avemmo comune anche con la Sinistra, e quindi, per la spinta da essa esercitata su noi a credere nella efficacia illimitata degli ordinamenti Uberi per la conservazione della pace e sicurezza sociale. Questo dottrinarismo e doramatismo filantropico liberale fu causa di grandissimi mali, avendo ritardata e in gran parte impedita, la distruzione del brigantaggio, della camorra, della mafia e simili lordure del nostro Paese (cit. a p. 23). Osserva il Tessitore, a commento delle citate parole, che questa polemica contro lo ce Stato neutro è non solo il centro, ma anche il punto di accordo tra la concezione statale di Silvio e (quella) di Bertrando Spaventa (p. 24), di cui peraltro individua più oltre la differenza essenziale nella diversa considerazione che l'uno e l'altro tenevano dell'aspetto garantistico dello Stato costituzionale, riferito dal primo alla protezione dei diritti individuali, e dal secondo invece assorbito nello spirito stesso del popolo, della nazione (pp. 4248). Giusta osservazione: l'esigenza che si pone ai dottrinari dello Stato di quegli anni non solo in Italia, ma anche altrove in Europa (basti pensare a T. H. Green ed alla scuola del liberalismo oxoniense) quella di rivendicare allo Stato il principio di tutela e di promozione della libertà, concepita non più in senso soggettivo e individualistico, ma oggettivo e sociale; e insieme, di conferire allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli, che si frappongono all'individuo por lo sviluppo della sua libera personalità; onde la reviviscenza della hegeliana teoria dolio Stato etico , cioè portatore di pubblica moralità, e suo responsabile* Tuttavia, sarebbe opportuno precisare che l'insufficienza, avvertita dallo Spaventa, ora quella di un rapporto tra Stato e cittadino concepito in forma schematica e in termini elementari, semplicistici: di qua lo Stato, il tutto, di là il cittadino, il singolo. Era questo, d'altronde, il rapporto su cui si reggeva l'amministrazione napoleonica, * erede del la Rivoluzione borghese e quindi generale archetipo di un certo liberalismo (come nota esattamente Tessitore a p. 15, nt. 9), in cui aveva le sue radici storiche anche il nuovo Stato,