Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
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1965
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Libri e periodici
dovrebbe fax riflettere meglio sul carattere e le finalità della guerra tedesca, al di là della fanciullezza proterva e ribelle del Kaiser o della miope rettitudine impacciata del cancelliere del Reietti. Indiscutibile resta la constatazione che il soldato tedesco pervenne a Versailles con la coscienza di aver combattuto per nna causa giusta: ma la mentalità dell'accerchiamento, della guerra di difesa, del sabotaggio interno, del colpo di pugnale* non basta da sola a giustificare l'efflorescenza immediata e sanguinosa dell'estremismo nazionalista, del revanscismo, il suo permanere ed affermarsi nella buona come nell'avversa fortuna, la natura drastica della sua repulsione non solo del regime democratico e repubblicano ma di ogni forma di vita costituzionale, i suoi istinti catastrofici e zoologici che già nell'immediato dopoguerra suscitavano l'angoscioso e disorientato allarme del Croce dinanzi alle aberrazioni dello Spengler, un filo rosso di violenza fanatica che congiunge, all'ombra pronuba di un capitalismo sempre irriducibile ed aggressivo, in un franamento progressivo dall'irrigidimento autoritario della socialdemocrazia alla violazione di ogni più elementare dignità umana, il feretro di Erzbergcr al patibolo di von Stauffemherg, la negazione della pace, dell'Europa, della democrazia.
La tesi del volume di Brunchwig è senz'altro la più originale, fino al limite del clamoroso e del provocatorio. Egli nega infatti la presenza di moventi economici alle origini dell'espansione coloniale, ponendo in prima linea motivi politici e morali, essenzialmente la ricerca di prestigio dettata dal nazionalismo dopo il 1870 e l'impulso umanitario. Questo colonialismo edificante, tutto patria e carità, non può non far sorridere, a prima vista, anche se una più approfondita riflessione induce a non sottovalutare l'importanza e il vigore dei motivi culturali d'incivilimento, di progresso, d'illuminazione dell'umanità che la cultura positivistica diffondeva largamente. Ciò posto e riconosciuto, tuttavia, il colonialismo dei missionari e degli esploratori rimane una pietosa oleografia, su cui si addensano le nubi della guerra dell'oppio o della distruzione dell'industria tessile indiana, la fine del regime agricolo algerino o il durissimo sfruttamento del proletariato egiziano, per non parlare delle forme di autentica economia schiavista, supporto di un formidabile prepotere monopolistico, come nel caso di quel Congo con cui l'A. non dubita di far iniziare la sua narrazione, palpitando alle elevate idealità scientifiche e filantropiche del re Leopoldo. I disordini come pretesto dell'insediamento, quest'ultimo come ricerca della base della comune felicità, tutto sfila con candida innocenza sotto i nostri occhi che quasi si pentono e si turbano d'aver colpevolmente assistito alla fine del colonialismo (ben lungi, tuttavia, dal venir meno, sempre per quei benedetti impulsi irresisti bili d'amor del prossimo che i buoni europei, cristiani impenitenti e fanatici, a dispetto di Hitler e di Stalin non riescono a scrollarsi di dosso!). In realtà, il demone economico serpeggia e gioca a rimpiattino anche nelle pagine dell'A. come quando perdita dell'impero coloniale francese e blocco continentale ai primi dcH'800 vengono ovviamente accostati e l'indifferenza per l'una è spiegata ad abundanùam dalle nuove forme d'investimento capitalistico e di dislocazione industriale che il secondo ha determinato: o come quando si parla del canale di Suez e dei grandi progetti francesi, un imperialismo economico che non si arresta ai vagheggiamenti tecnici degli ingegneri ed avrebbe a suo tempo preso lume dalle corazzate di Gladstonc. I geografi ed esploratori, questi don Chisciotte non sempre disinteressatissimi del colonialismo, sono senza dubbio all'avanguardia; ma le compagnie fanno la loro politica, le loro speculazioni, senza dover necessariamente premere per l'occupazione militare in piena regola: Tunisia e Siria sono francesi, l'Egitto è inglese ben prima che vi sventolino le rispettive bandiere, semplice salvaguardia ormata di interessi economici minacciati malgrado la legislazione privilegiata; e il fatto poi, od esempio, che l'occupazione della Tunisia venisse negoziata quasi privatamente tra Gambetta e Ferry nulla arreca alla tesi, ove' si considerino 1 legami poderosi da essi intrattenuti rispettivamente con l'alta banca repubblicana e con l'industria pesante lorencsc. Non si è chiesto l'A. come mai tutti i parlamenti d'Europa siano stati tenuti sistematicamente all'oscuro delle modalità e della finalità della espansione coloniale, materia riservata a circoli ristrettissimi, di cui le società geografiche