Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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441
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Libri e periodici
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residuo di temporalismo e ad un tempo gli consentirono di fiancheggiare, si, l'opera del Murrì. ma in pienissima autonomia, in modo da potersene poi agevolmente distaccare sulla base di condizioni sociali particolarissime, indirizzate dinamicamente ad un obicttivo politico di massa. Tali condizioni, naturalmente, erano quelle del mondo agricolo, non il paternalismo veneto e le casse rurali e l'impostazione assistenziale che potevano con facilità far scambiare le parti, ed il ruolo direttivo, tra i cattolici ed i moderati alla Luzzatti: bensì un capitalismo agrario sviluppatosi con rapidità ed intelligenza fin dai tempi di J acini, e quindi con una coscienza di classe piuttosto aliena da for nudismi politici, tale da chiamare le masse contadine ad altrettanta consapevolezza sul terreno economico e ri vendicativo, preliminare a future conquiste. Questo fu il compito di Sfiglioli, compito eminentemente polemico e di rottura al di là del gradualismo evoluzionista che aveva ispirato l'azione del Bissolati intransigente di fine secolo ed andava, s'intende, ulteriormente impallidendo man mano che il di lui discorso riformista veniva colandosi all'interno, nelle strutture dello Stato giolittiano. Miglioli aggredisce questo Stato da fuori e con impeto di massa, una prospettiva integrale di società contadina (perfino gli aspetti più strettamente amministrativi della sua attività appaiono un po' sfilacciata) in cui scompaiano ad un tempo sfruttatori e salariati, e s'instauri un regno del lavoro messianicamente inteso. Discorso sezionale e circoscritto, è naturale, come quello che non coglieva l'essenza stessa del riformismo giolittiano, la realtà industriale, l'operaismo, l'urbanizzazione, che pulsavano alle porte stesse delle sue ardentissime isole contadine di Soresina, un frammento di rivoluzionarismo di tipo russo e tolstoiano nel tessuto di una società tra le più celermente e profondamente trasformarnesi d'Europa. Va peraltro avvertito che, fissato questo limite, il Miglioli conduceva la sua impostazione eversiva a conseguenze rigorose ed estreme, derivantigli dalla sua pugnace sensibilità politica, la compartecipazione contadina alla produzione, il suo legame con la terra, non fine a se stessi, non vestibolo del corporativismo, come in larghissima parte del mondo cattolico, bensì prodromi di un ruolo direttivo aziendale da parte dei ceti contadini fino all'espropriazione ed alla gestione collettiva, un risultato che il lodo Bianchi, punto d'arrivo veramente cospicuo di questo iter, poneva nel campo delle eventualità, ma che senza dubbio nel pensiero di Miglioli costituiva l'approdo necessario di un processo squisitamente rivoluzionario. Il consiglio di cascina, che trascende nettamente la fase rivendicativa ed anche quella meramente partitica per portare il discorso a livello di autogoverno e di capacità direttiva, è in questo senso l'esatto pendant della FIAT comunista di Gramsci, fatte salve le differenze obiettive che condannavano il mondo contadino ad un tempo ad un aggiornamento affret-tatissimo per recuperare il tempo perduto dopo la grande esplosione socialista ai primi del secolo, e ad un isolamento sostanziale rispetto cosi alla classe operaia (e qui non sempre e non solo per colpa dei contadini: quanti dirigenti socialisti e confederali ripetevano a mille doppi le angustie di Miglioli ed il suo sezionalismo 1) come alla controffensiva padronale e fascista, rapidamente indirizzatasi sul versante proletario la cui maturità tanto drammaticamente eccitata autorizzava i più pessimistici allarmi. Ci vorrebbe una estrema anche per noi, ma questa non può essere la destra aveva dichiarato Miglioli, appena eletto deputato nel 1913, con parole veramente epigrafiche nel compendiare la sua coscienza di estraneità assoluta, radicale, allo Stato borghese, laicista o clericalcggiante ne fosse l'ispirazione ideologica: la guerra aveva esasperato quest'opposizione in forme di negazione rivoluzionari a.
L'atteggiamento di Miglioli a questo riguardo à del tutto singolare, un pacifismo contadino e cristiano che non può andar confuso nò col filotriplicismo mascherato nò col filogiolittismo, due prese di posizione tecniche, duo valutazioni di opportunità neutralista (cosa ben diversa dalla natura apodittica del pacifismo 1) diffusissime tra la parte cattolica come tra quella socialista. Giova osservare come in Miglioli la guerra venga negata in so, come il sommo male, come la violenza anticristiana e la strage anticontadina, senza nulla di quel gran parlare di autorità e di democrazia, di equilibrio europeo e di ordine sociale, che metteva a soqquadro la penisola. Oserei definire addirittura corno non-violenza il pensiero Ìntimo di Miglioli a questo proposito, ancora una volta un evangelismo tolstoiano