Rassegna storica del Risorgimento
BOZZONI GIAN LUIGI CARTE; MASSONERIA ITALIA 1912-1914
anno
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1965
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pagina
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442
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442 Libri g periodivi
che andrebbe collegalo a consìmili movimenti su piano mondiale e tenuto ad un tempo attentamente distinto dalle pugnacissime prospettive nel campa del mondo del lavoro e della trasformazione rivoluzionaria della società. Società di tipo agrario galiziano e perciò intimamente anacronistica, se non proprio reazionaria* come osserva finemente il De Rosa, senza che perciò si possa parlare, mi sembra, di austrofiHa del Miglioli per spiegare la sua avversione alla guerra: avversione che egli nutre non perchè tema Io sfasciamento dell'ottimo Stato, della repubblica ideale contadina (come in realtà neppure era più l'Austria, dopo le imponenti concentrazioni industriali boeme ed ungheresi) ma per ragioni più complesse e drastiche, tra cui (orse non ultima quella concernente la lentezza del movimento rivoluzionario contadino, tale da poter essere sconvolto e distorto* come in effetti accade, da un avvenimento tellurico come la guerra. Avvenimento peraltro che Miglioli fin dall'ottobre 1916 ebbe l'acume profetico di definire come l'autentico fenomeno rivoluzionario, il gran fatto che divideva storicamente ed irreversibilmente due età, proprio per l'aspetto obiettivo, intrinseco, rilevato da Miglioli (le clamorose esperienze degli Americani in Europa e della rivoluzione russa erano di là da venire) e cioè l'ingresso massiccio e determinante delle masse, le masse vere e proprie, non i greggi elettorali del suffragio universale né le smilze percentuali degli organizzati confederali, sulla scena della storia.
L'ambito d'interessi della Rassegna impedisce a questo ponto di soffermarsi sui successivi decenni dell'attività del Miglioli, da Ini compendiati nella suggestiva formula programmatica del suo volume famoso Con Roma e con Mosca; una scelta, ci sembra, ancora una volta indicativa del suo pacifismo contadino e cristiano, l'assunzione della Russia sovietica come garante ed arbitra della pace internazionale in nome della profondità del suo rinnovamento contadino (il Miglioli, pur attento nel rilevare taluni aspetti davvero essenziali della spiritualità rivoluzionaria, ad esempio la sete d'istruirsi e d'apprendere* pur concorde con le sistemazioni giuridiche del problema religioso, si sente praticamente estraneo agli aspetti più propriamente politici, istituzionali, concernenti la struttura dello Stato e la libertà del cittadino), una fede religiosa sempre più vivamente sentita e sofferta, in una comunione pressoché mistica ed atemporale con la Chiesa, senza troppe preoccupazioni per i concreti, specifici atteggiamenti dei suoi pontefici* né tanto meno, s'intende, per i movimenti politici d'ispirazione cattolica. Senza dubbio, la fase, per cosi dire, europea della vita di Miglioli, dopo quella cremonese (manca, e continuerà a mancare, malgrado la scoperta un po' emotiva del cafone meridionale, il termine medio* la coscienza esatta del problema sociale e nazionale italiano) arricchisce la sua esperienza di elementi non solo tecnici e libreschi malatamente politici, che non vanno sottovalutati, ad opportuna integrazione del suo filobolscevismo, ferma rimanendo l'esigenza di un contatto assiduo e fattivo con le masse, esigenza che è sullo sfondo anche di taluni episodi delicatissimi, come il soggiorno nella Francia di Vichy, con connessa articolazione di un fronte italo-francese su prospettiva europea di nuovo ordine ma in funzione antinazista, o quello più o meno coatto nella Cremona di Farinacci ai tempi della repubblica sociale.
Alle consuete sviste tipografiche* che non arricchiscono una collana per tanti versi interessante come quella diretta da Giuseppe Rossini* l'A. ne aggiunge qualcuna sua, come il chiamar Bissatati figlio di un ex prete (p. 15: l'ho scritto anch'io, e qui ne faccio ammenda* dopo le recenti precisazioni di Pier Carlo Masini su Critica Storica), lo zanar* delliano VacchèOi liberale moderato (p. 20), il Sacchi ex ministro nel 1904 (p. 31), Camillo Prampolini col nome del letterato Giacomo (p, 69), l'Alessio depntato socialista (p. 126), il Bertesi depntato radicale (p. 209) fino a quella curiosissima di p. 351 in cui il nome autentico d'Ignazio Si Ione è preso per il suo pseudonimo; piccoli nei, che non tolgono affatto merito ad uno ricerca degna di lode cosi per aver spezzato un muro di silenzio poco o forse troppo comprensibile* come per la sensibilità partecipo ed intelligente onde il Miglioli è presentato a noi essenzialmente nelle sue rare doti di uomo e di cristiano.
R AFFAJSLB COLAPrETHA