Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno
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1919
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pagina
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272
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E. Passamontì
armi ad una nuova formazione politica costituita dei suoi maggiori oppositori. E questa minoranza sia nel timore di vedersi svanire, nel momento più favorevole, le speranze tanto accarezzate, sia per far comprendere a chi di ragione, che essa non avrebbe tollerato un'usurpazione su ciò che ormai riteneva suo esclusivo diritto, aveva dimostrato con ogni mezzo al paese, che non avrebbe avuto riguardo né a persone, né ad istituzioni, per conseguire la meta. E ciò che era avvenuto in Livorno, ove erasi giunti fino ad innalzare un albero della libertà e ad incutere il timore allo stesso Montanelli di non poter più padroneggiare la piazza1; ciò che era successo contemporaneamente in Lucca ed in Arezzo, a confessione dello stesso Guerrazzi a, avevan fatto capire che il partito liberale non poteva sperare più di riprendere la direzione della cosa pubblica in Toscana fino a quando almeno le fazioni rivoluzionarie avessero dimostrato, che le loro dottrine, diffuse e fraintese dalla folla, erano, allora, le meno adatte al benessere economico e politico della nazione. Lo dovettero intendere anche coloro i quali le avevan favorite; e il Montanelli ed il Guerrazzi cercarono dapprima di formare un Gabinetto cui avesse partecipato il Capponi, il nome del quale dava affidamento di serietà di propositi e di azioni. Il Montanelli fin dai primi dell'ottobre 1848 aveva voluto il marchese Gino regolatore del nuovo stato di cose, che si veniva preparando in Toscana; perchè, in sostanza, sostenitore fervido del principio d'ordine, senza del quale non poteva esservi governo, prevedeva- dove si sarebbe andati a finire, se il moto rivoluzionario avesse continuato ad andare fino alle sue ultime conseguenze. Ed a queste né il Montanelli, né il Guerrazzi volevano giungere in alcun modo.
Ma il Capponi, lo abbiam detto, non potevasi unire, con i due agitatori e ce n'è nota la ragione* Né è da escludersi, come il Montanelli ci ha lasciato scrìtto ed il marchese Gino ci ha fatto intendere, che alcuni liberali, desiderosi della fine di uno stato di cose tumultuario e non potendo concedere l'esistenza di uno schietto governo rivoluzionario, avessero accarezzato il progetto del Monta-
LA OECJLU, GÉMO s/òriao,, op. cU., Q? - JÓNÀ, f moti palimi, .op, cit., 69. MONTANELLI, Schiarimeli! I op. oli; 33 - Gfiv fe/p IMòrtie 211, 20 otto-bre 1848.cho diBttpprova II fatto. Quanto plffl Xsm. màémx* giorno input i democratici sarebbero saliti al potere, tanto più atocoavjialdaiijloiiari Celiasi e dtmoatravan tendenze moderatfosantL
* GeERBAZZi, Àjiohnia op. oifc,, 128.