Rassegna storica del Risorgimento

FARINI LUIGI CARLO
anno <1965>   pagina <546>
immagine non disponibile

546 Romolo Comandila
In Ri ni ini e w. a Montescudo ! Luigi Carlo Furili i, che forse attribuiva parte della responsabilità della sua esclusione dal concorso per la condotta me­dica del luogo al vescovo diocesano, presentatasi allo scadere della quaresima l'occasione di offrire al predicatore l'omaggio di una pubblicazione, fece ca­dere la scelta sul sermone XXXI di Sant'Agostino, che Condanna l'amore smo­dato per il danaro, dopo averne messo in evidenza gli effetti esiziali nella vita dello spirito. Sicché anche in questo caso le parole dcll'Ipponese assumono il carattere di un argomento ad hominem, più che di una generica esortazione a rifuggire dal vizio dell'avarizia, come si può arguire dai passi che seguono:
<<. Giovanni disse essere concupiscenzia degli occhi tutto ciò che è quaggiù; per gli occhi nasce la cupidigia dell'oro, dei possedimenti, dei tenimenti; per gli oecld si fa strada al cuore e vi pianta stanza. Si vuole perciò molto custodire questo senso del corpo, il quale è porta e foriero dell'anima. Chiusi gli occhi, non. ; prenderà desiderio di accumulare':'{ricchezze; spenta questa voluttà, l'inferno è chiuso.. Per la guai cosa, vedete, o fratelli carissimi, quanti mali si facciano per mezzo degli occhi, e come ben meritare d'Iddio si possa, ove cu­stodire si sappiano. E valga il vero !... Se Giuda non fosse stato affascinato dal bello della pecunia, non avrebbe tradito il maestro .... Apparate, o fratelli, ad amare la umiltà, a porvi sotto i piedi la superbia, ad evitarla, ad abbordine più che dalla morte. Ed oh ! quanto somigliante virtù è malagevole a praticarsi dagli opulenti; quante pene arreca per una parte, e quanto merito per l'altra ! Siate adunque poveri, se bramate essere veramente umili. Imperocché, conculcate e dissipate le ricchezze, di leggieri si conseguisce la umiltà perfetta, colla quale è dolcissima cosa l'abitare. 0 dovizie: voi sembrate belle e soavissime agli uo­mini ignoranti, ma siete fatali più di qualsivoglia veleno 1 Ed in vero, a quel modo che la bevanda velenosa non si potrebbe inghiottire senza l'orpello di qualche dolcezza, ma che mescolata a questa si beve ed arreca nullamanco la morte; così colui che è affezionato alle ricchezze, crede gustare una soavità, ma ben tosto la morte appiattata fra loro, aggredisce l'uomo superbo ed orgoglioso, il ricco gonfio, ne fa preda e lo trascina all'inferno. Ecco il frutto delle ricchezze di questo mondo: la morte ci sta sopra e ci colpisce: la incostanza ci agita: il mal talento delle insidie ci macera: la vanità ci abbaglia: la menzogna diventa il nostro Dio, ed il demonio ci sta sempre alle spalle, agognando di condurre l'anima superba al regno suo. Lungi adunque, o fratelli miei, lungi le ricchezze, è fecilmente darete l'esigilo alla superbia; lungi le ricchezze, e l'inferno sarà
male io stesso storico Tonini riminesc. Il qual Genti li ui, resosi intollerabile a tutti por le sue prepotenze e truffe usate a* suoi preti (dai quali facevaai prestare somme di danaro, che poi loro non volle mai restituire), appresso ricorsi fatti al S. Padre Gregorio XVI dai Signori dì Rimini..., fu chiamato a Roma e fatto sedere tra i canonici di S. Pietro (Reggio Emilia, Biblioteca municipale, Mas. Reggiani F-599-lfi, lettera del 24 ottobre 1898). l'iìi equanime il giudizio di un mazziniano, l'ow, Gino Vendemmi, deputato per più legislature, il quale .afferma si ohe mona. Gcnt ilint meritò la qualifica di novello Simon Mago , perchè traeva Inoro dalle multe che erano costretti a pagare i seduttori delle ragazze, ma poi aggiunge che fu nomo d'ingegno o di studi o che aveva ricchezza di dottrina nella materia iacea, cosi nella storia ecclesiastica come ncllu Zoologia, e l'in­contrastato merito dell'oratoria tanto verbale, che scritto, per cui fu un esìmio predi-catote-e un valentissimo scrittore di panegirici e di omelie (G. VENDEMIN!, Aegri aom-niot Forlì, 1961, ppv 42-43).