Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno
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1919
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pagina
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294
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scito; perchè in questa confusione d'idee non credo che si potesse ottenere nulla colla forza materiale a meno che non fosse napoleonica. Se dovremo dare le dimissioni, il ministero Saivagnoli farà la sua parte e Dio voglia ohe riesca a buon fine.l
A tutt'altro quindi i ministri del 27 ottobre eran determinati, che a iavorire le mene dei rivoluzionari e dei repubblicani. Ed avendo, come abbiam detto, bisogno di una base forte per governare, doveva essere lóiro di non lieve momento la guerra implacabile degli organi liberali e specialmente della Patria. Ond'è che, usando delle facoltà concessegli dal suo ufficio, il Guerrazzi pensò di eliminare questo pericoloso nemico. Fece egli atto di giustizia? Dato che si possa parlare di giustizia e di serenità negli uomini di governo, i quali si tro= vano ad affrontare ogni specie di ostacoli ed in cui ogni istante di debolezza può essere fatale per loro e per il paese, noi possiamo asserire che il Guerrazzi agì bene come ministro, operò non correttamente come uomo. Il primo doveva, se la sua coscienza glielo imponeva, impedire una maggior durata di una voce, della pubblica opinione, dannosissima allo svolgimento del suo programma governativo ; il secondo, che non poteva perdonare a quel gruppo di uomini audaci e forti la guerra che gli avevano mosso e che rappresentavano il maggior pericolo per la conservazione del potere, se ne volle vendicare usando a vantaggio del privato il potere del ministro. Che nella soppressione della Patria non fosse stato motivo unico la necessità di eliminare dalla breccia un nemico, lo provò il bisogno che il Guerrazzi senti, venuto il tempo della resa dei conti, di scolparsi di quest'atto: Le mie vecchie e nuove ingiurie rimettevo e non le altrui, però' ohe in quel momento mi corresse al pensiero Socrate santissimo levato in piedi nel teatro di Atene, vincere con la virtù della mansuetudine il perfido motteggiare di Aristofane . * Ma
1 Archivio di Stato di Pisa - Lascito Centofanti - Busta n. 18';
2 GUERRAZZI, Apologia, op. cit. 160. Ma olio le cose non fossero, come Lisciò scritto il Guerrazzi a sua difesa, prova fra le altre prove il contegno del Corriere Livornese che dopo la metà del novembre iniziò una campagna perchè la Patria avesse a cessare. Or lodando gli abbonati alla Patria di Piombino ohe avevano unanimi disdetto quel giornale dalla loro citta, or augurando che il periodico del Bicasoli facesse la fine dei Popolo cessato il 10 novembre 1848, or qualificando l'opera della Patria come quella 50 clamantis m deserto, dava a divedere non esser lontano il giorno In cui sarebbe scomparso il suo implacabile oppositore. Corriere Livornese, 229, 11 novembre 1848? 287, 2Ì novembre 1848; 238, 22 no-vembre .1848.; 241, 25 novembre 1818.