Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <295>
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H Ministero Capponi e il tramonto del liberalismo toscano nel'48 295
se egli realmente sentivasì lo spirito sereno del grande filosofo greco, perchè, giudicati dannosi allo Stato gli organi che aristofanesca mente lo facevano oggetto dei loro strali, non usare con tutti la stessa mi­sura? E se il 18 dicemhre 1848 ordinava al Prefetto di Firenze di garantire, contro le violenze degli aderenti al ministero, il periodico la Vespai perchè non usare lo stesso procedimento con la Patria, quando erasi ancora in tempo, con la Patria, i cui articoli per quanto fieri ed ardenti le invettive contro la politica democratica, non rag­giungevano mai la malizia del foglio umoristico?
Del resto la Patria non trovò tutti gli ostacoli alla sua continua­zione nel ministero Guerrazzi. Sia che le surricordate parole del Montanelli al Centofanti rispecchiassero una situazione reale; sia che la campagna antiministeriale, implacabile ed impetuosa, la quale po­teva essere interpetrata a rovescio da chi, fuor di Toscana, stava ad osservare traendone sue particolari deduzioni, avesse stancato una parte dello stesso liberalismo: sia che si supponesse, che, cessata la Patria, anche gli altri organi di opposizione o avrebbero taciuto o avrebbero mitigato il loro dire, il fatto è che il periodico dei Rica-soli si vide nell'ottobre e nel novembre del 1848 abbandonato da chi lo aveva, fino a quel momento, aiutato con mezzi economici ed intel­lettuali. Ed una certa luce su questo retroscena ci dà il Giusti che, per quanto sfiduciato di tutto e di tutti, alla fine del novembre 1848. scriveva tuttavia in questa guisa al suo fidato Arcangeli : Lo sdegno di vedere entrare in Palazzo Vecchio una gente che galleggia sulla gora della sommossa è degenerato in furia furibonda nell'animo del Salvagnoli e compagni, ghiotti di quello stesso boccone da tempo immemorabile. A mala pena seppero, che non c'era più rimedio, suo­narono a stormo ma col battaglio fasciato dall'abate Lambruschini che vuol fare a chetichella anco le faccende pubbliche e raggranel­larono quanti giornalisti potettero e lì stabilirono la bella massima di fare opposizione non solamente sistematica ma anche preventiva. I giovani onesti della Bivisia furono tra i chiamati e usciron sedotti e roventi della stizza dei poveri digiunanti e pronti a battagliare con loro * * Noi non possiamo, per mancanza di dati sicuri, giudicare quanto e come il Giusti avesse ragione, sebbene esponesse la questione come l'aveva udita da chi era in condizione di conoscerla bene, cioè dal Cempini stesso; ma doto anche che nella campagna della Patria contro il ministero democratico avesse la sua parte notevole il desi-
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