Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <297>
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B Minisiero Capponi e il tramonto del liberalismo toscano neV48 Wì
per forza di cose, avversarla; se ne addolorò per la certézza di non essere stato compreso nella sua azione. E lo si intende da ciò che scri­veva al Salvagnoli che era in quei giorni oggetto di grande odio da parte dei suoi avversari Compera da aspettarsi - diceva il barone Bettino - l'ira si è scagliata ferocemente sulla Patria giornale ; il quale può avere appena un mese di vita e sempre con immenso scapito. Ma ora non può più sostenersi. Da settembre ad oggi ha perso più di 100 associati. Ad ogni scadenza si perde quel numero di associati che facevano la scadenza corrispondente. Ninno di nuovo si fa. Dunque bisogna morire... Credo che tu pure ti rassegnerai a lasciare un giornale che la ignoranza del paese ha ridotto a istrumento di danno a te e per noi : e bene per. t e per noiose ne fossimo usciti quand'era tempo .'
Se il Ricasoli disgustato di tutto e specialmente degli uomini si rassegnò a cedere nella lotta con il Guerrazzi, che gli aveva tolto ogni mezzo di vita, non se ne vollero persuadere il Salvagnoli ed il Lambruschini. Il primo, il 27 novembre 1848, propose al barone Bet­tino di continuare l'opera della Pufoia con un nuovo giornale nel quale si sarebbero iuse le energie degli altri periodici liberali to­scani ;2 il secondo, più esperto, pensò di chiedere aiuto là dove era "più facile averlo che non nel granducato. Il 9 novembre 1848 scrisse al conte Luigi Gibrario perchè si interessasse di trovare in Piemonte il rimedio alla rovina che, in Toscana andava faceudosi intorno alla Patria.* Saggia era stata la mossa del Lambruschini, perchè in Italia nessuno Stato quanto il Sardo aveva interesse alla vita della Patria la quale rappresentava le idee, che avevano informato la politica pie­montese all'interno ed all'esterno, ed aveva sempre propugnato la necessità di una intima collaborazione del Granducato con il Regno Subalpino. Ed era cosa certa che la caduta del periodico di Firenze doveva rappresentare una notevole perdita per il governo di Torino. Ma il Lambruschini non aveva capito che le condizioni del gabi­netto Pinelli non concedevangli di venire in aiuto a nessuno: l'op­posizione del Gioberti, sebbene diversa da quella del Guerrazzi al Capponi, non era meno energica, e non dava al Ministero piemontese respiro né modo di porgere la mano agli amici. Nella rovina comune
1 lEUGABOiLetìere e Documenti, op. eli 400, 401. É pOÀgótf; MttefQ e Documenti, op. cit. I, 402.
' BOBEEJji g ÌSfy appello di M, Lambruschini per il giornale la) Patria, il Rivista d'Italia, febbraio 1915, Boma Tipografia dell'Unione Editrice, 810, 3fjfv