Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <300>
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scana che aveva condannalo la Patria, vien fatto di pensare, ohe la eròtica mossa dal direttore del Nazionale ai Suoi compagni di lotta fosse voluta più che sentita. Patto consapevole, dall'esperienza del pe­riodico del Ricasoli, che la soluzione data nel granducato alla questione interna non doveva non solo essere attaccata, ma neppure discussa, per la eccitazione degli spiriti, che nei dicembre del 1848 esisteva in To­scana ; latto certo, che la grande idealità dell'indipendenza minacciava di scomparire nell'agitazione delle passioni individuali, erasi il Bianchi persuaso, che, se voievasi salvare dall'attuale generale rovina il prin­cipio della libertà della patria, dovevasi trattare unicamente di que­sta, attirandovi l'attenzione di ognuno, ridestando per essa le forze del paese ed obliare, quasi, ciò che riferivasi ai problemi di indole in­terna. Che si avesse lo Stato retto a monarchia od a repubblica, che fossero in auge i democratici od i repubblicani od i liberali poco o punto importava al Bianchi quando gli uni e gli altri avessero mo­strato che al disopra dei sentimenti di parte v'era la patria. Questo, che era stato lo scopo precipuo del periodico del Barone Bettino, ve­niva così salvato e continuato dal Nazionale che, se ne sapeva far valere e vivere lo spirito altissimo, ne voleva però evitare gli errori. Si sarebbe potuto chiedere al Bianchi, come sperasse di distinguere nettamente la politica esterna da queir interna in quei giorni di con­fusione ed in quei momenti tanto difficili, nei quali l'una era connessa all'altra più di quello che comunemente avvenisse : ma il direttore del Nazionale poteva rispondere che tra' due mali, del parziale silen­zio e della soppressione totale, meglio era accettale il primo, quando, con il subire il secondo, sarebbe stata danneggiata la causa generale della penisola. Ond'è che né il Montanelli era nel giusto quando ri­teneva aderente al Ministero democratico il Nazionale perchè non lo assaliva e mostrava di poco occuparsene, né il Ricasoli aveva tutte le ragioni quando rimproverava all'amico Bianchi l'assenteismo sugli atti antiliberali del Governo Guerrazzi. Cosi il 13 dicembre 1848 il Ri­casoli scriveva al direttore del Nazionale fiere parole perchè non aveva osato bollare con marchio rovente coloro che il giorno innanzi avevano oltraggiato in Firenze il Prati: ma il Bianchi avrebbe po­tuto opporre al suo vecchio amiamo che, se la Patria avesse saputo talvolta tacere, non avrebbe dovuto interrompere troppo presto la sua opera di italianità.
E di voci ohe parlassero d'Italia, dell'Italia sola, ve n'era, alla fine del 1848, proprio bisogno. 11 Lambrusohini nella già ricordata lettera al Gibrario del 9 novembre 1848 concludeva : Non vi illudete, le cose toscane sono italiane, appartengono a voialtri ancora. Se non ci colleghiamo saremo sopraffatti e l'anarchia della Toscana rovi-