Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno
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1919
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pagina
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304
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304 E. Passamonti
eccezione per il Piemonte, dopo l'armistizio Salasco, non avevano trovato alcun mezzo di riaversi, dato il discredito diffuso sulla forma vigente di governo: le classi abbienti o erano avverse alla idea dell'indipendenza, come l'aveva in ogni modo ed in ogni tempo sostenuta il liberalismo, o erano disgustate dal predominio preso dalla demagogia negli ultimi giorni per opera di persone che esse disprezzavano : le classi medie ed il proletariato o erano rovinati o temevano di rovinarsi, influenzate com'erano dalla propaganda clericale e da quella rivoluzionaria. Non unione, che gli uni guardavan gli altri in cagnesco; forte più che mai nella sventura il municipalismo rigettandosi a vicenda la responsabilità della sconfìtta; e non difesa e concordia fra i vari governi. La Roma del Mamiani, la Torino del Gioberti non potevano intendersi con la Firenze del Guerrazzi e del Montanelli, specie per opera di quest'ultimo fermo alle sue idee fondamentali* incapace di vederne gli errori e di rinunziarvi per altri migliori sistemi politici, incrollabile nella persuasione delle sue dottrine, tanto da lavorare attivamente per eliminare negli Stati Pontifici chi gli era di impedimento, e di creare imbarazzi al Gioberti, che non voleva né poteva piegarsi all'ideologo toscano. Non unità di vedute e di propositi, ma conflitti reali e pericolosi, mal celati da ufficiose ed ufficiali dichiarazioni di concordia atte a gettar la polvere negli occhi del popolo ; e lotta fra costituente e federazione, fra monarchia e repubblica, fra popolo e borghesia, delle quali cose si giovavano per lor fini gli amici nuovi ed i vècchi nemici. E, contro chi possedeva la concezione reale dei male, come il Gioberti ed il Guerrazzi, che, se si eran serviti delle folle, non ne avevano né ne avrebbero mai subita la volontà, gli ideologi ponevano il bastone fra le ruote, sia nelle opere di governo, sia nelle masse, eccitandole come in Genova ed in Livorno, ove l'autorità del Guerrazzi, ministro di Leopoldo II, non era più quella esercitatavi dall'agitatore; e l'influenza del Gioberti era distrutta dalle mene del MazzM e di persone assai men nobili ancora Ond'è, che di fronte a questa invadenza, di chi non rappresentava né la parte migliore né la forza reale della penisola, coloro, che del Gioberti e del Guerrazzi avrebbero potuto essere validi sostegni, in-terpetrando la loro impossibilità di azione come debolezza e fàcile condiscendenza, se ne distaccavano completamente, lasciandoli soli, sdegnosi, non intendendo che anch'essi con questo contegno favorivano la rovina d73Mia. Le menti forti erano così abbandonate in balìa delle passioni ohe si scagliavano violente contro di loro; e nelle piazze, che avevano veduto l'unione benedetta di tutte le classi del popolo,, si vedevano nel cader del 1848 tumultuasele folle. E, mentre in Piemonte il Gioberti per Pantorlta, pel nome sempre notevole,