Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <306>
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sita permanente.1 Quando il Balbo giudicava così severamente l'ope­rato della Toscana nel nostro primo risorgimento, lo ispiravano il dolore per la rovina di un sistema, del quale egli era stato uno dei fondatori e che aveva accarezzato durante tutta la vita, ed insieme il rancore contro una gente che non aveva mai voluto vedere e cor­reggere i suoi errori, mentre aveva con tanta asprezza combattuto quelli degli altri. Non era quindi sereno l'autore delle Sperarne nella sua sentenza ; ma, concedendo per amore di verità, che un lieve velo offuscasse la vista dell'illustre pensatore e statista piemontese, è fuor di dubbio che sostanzialmente egli colpiva nel vero.
La Toscana non aveva valutato e seguito, nel senso più reale e profondo, il movimento delle riforme; non l'avevano inteso, come meritava, né le classi operaie, né la borghesia e la società intellet­tuale. Le prime sia per ragioni di coltura che per cause economiche o erano rimaste indifferenti o avevano avversato il liberalismo. Con­tente del pane quotidiano, che il governo di Leopoldo II aveva loro provveduto per quel concetto fondamentale di tutta la politica au­strìaca, che per tenere il popolo basta provvedere a' suoi più im­mediati bisogni, soddisfatte della libertà concessa dal tranquillo Go­verno granducale, non avevano mai provato la necessità di separarsi dai loro sovrani per formare un'Italia della quale non vedevano il vantaggio reale. Non essendovi stata mai attività da parte delle classi agiate, per diffondere fra le folle la nuova dottrina che veniva a poco a poco alla luce, giacché il tentativo di Lambruschini, delVieusseux e di pochi altri nobili spiriti era rimasto ristretto in un cerchio de­terminato di azione, esse si rappresentavano questa grande idealità dell'Italia unita come un fatto, dal quale sarebbe loro derivato un male piuttosto che un bene, in quanto avrebbero dovuto mandare fuori della terra i prodotti che ne ottenevano ; e, non comprendendo gli immensi vantaggi del libero scambio, si vedevano affamate ed im­poverite da questo nuovo sistema di cose. Esse si rappresentavano i piemontesi, i romani, i napoletani come gente che volessero togliere loro i beni che possedevano. Per le classi operaie toscane, per i con­tadini, la patria era la loro terra ed il loro paese : che importava dell'Italia, quando era cosi tranquilla la vita? A che turbare la pace acquistata e goduta da molti anni? Non avendo mai subita la domi­nazione austriaca ne avendo sofferto' danni economici dal Governo
i Archivio Balbo . MiM -inediti 9hconte Cesare Balbo - Volume VJJJ. Sezione I.