Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <309>
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Il Ministero Capponi e il tramonto del liberalismo toscano nd'48 30ft
L
intellettuale toscano si ora sentito U' bisogno di riforme savie ed étìi-caci che avessero preparato l'Italia alla sua libertà politica. Alieni per natura dai moti settari i liberali toscani li avevano combattuti quando si erano manifestati, fenomeni sporadici, nel Granducato; ma, intendendone le ragioni fondamentali, le avevano fatte proprie cer­cando di attuarle in quanto era stato loro possibile. Alla buona volontà erano mancate la fermezza e la chiarezza; e due gravi inciampi ave­vano trovato i nostri patriotti nella loro opera ; la inesperienza ed il municipalismo.
La prima si era manifestata, appena erasi incominciato a parlare di liberalismo. Invece di eliminare le diffidenze che potevano sepa­rare i vàri gruppi aderenti alle dottrine del partito e costituire una unità di pensiero e di azione, esse erano state acuite e rafforzate, la­sciando anche che prendessero piede nel campo politico intetferfe simpatie personali. E, se qualcuno di mente più ampia aveva imme­diatamente compreso il danno di siffatta condotta ed aveva cercato di porvi rimedio trovando una via di conciliazione, se questa erasi ot­tenuta, essa era stata più formale che sostanziale ed al primo cozzo, quando aveva dovuto mostrare la propria solidità, erasi misera­mente sfasciata. Méntre in Piemonte le energie liberali stringevansi in un fascio concorde e si stabilivano le fasi della conquista delle libertà interne e di quelle esterne, in Toscana si discuteva su ciò che sarebbesi fatto il giorno dopo la vittoria.
Tutte le varie forme politiche, che le diverse intelligenze avevano concepito nell'intimo loro, erano ora rappresentate e sostenute e com­battute in modo, che Fazione liberale, che avrebbe dovuto essere essenzialmente pratica, si veniva trasformando in un'assemblea di teorici, che discutevano accademicamente di alti problemi sociali, in­vece di provvedere ai seri cimenti che tutti attendevano. Da chi voleva l'Italia retta a forma schiettamente aristocratica a chi la in­tendeva governata da un principio democratico, rimanendo sempre fisso il concetto della democrazia costituzionale : da chi intendeva la necessità M una pronta ed intima collaborazione con gli altri Stati d'Italia a chi non sentiva questo bisogno o non ne vedeva l'immi­nenza, provvedendosi prima alle cose di casa sua e poi a quelle de­gli altri, era fiorita nel campo liberale toscano una serie di sistemi buoni tutti e buono nessuno, attuabili tutti e non praticabile alcuno. E tra Roma trascinata ad una corsa sfrenata ed il Piemonte lento, prudente, metodico, Toscana rimaneva dubbiosa, se seguire l'una o l'altra, se trattenere con la sua influenza la prima e spronare il se­condo; gettandosi -un giorno da quella, seguendo un altro questo, desiderosa in fondo del bene e non sapendo che fere per conseguirlo.