Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno
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1919
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pagina
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310
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E. PassamonU
Hon. valutando l'intera difficoltà dell'impresa e non considerando che necessitava raccogliere il numero maggiore di energie per riuscire, i liberali toscani trascurarono fin da principio quello che in Piemonte era compiuto con attività dai borghesi e dai nobili aderenti alle nuove dottrine, la preparazione cioè della classe medie e del proletariato, che abbandonavano al clericalismo ed ai fautori del vecchio regime. Fiduciosi nella giustizia della loro causa ritenevano, che non vi fosse bisogno persuadere altri di quello di cui essi eran convinti ; abbagliati dalle prime indiscutibili vittorie della nuova idea avevano dedotto, che anche il resto del programma neo guelfo sarebbe andato a seconda dei loro desideri. E non avevano preparato la coscienza del popolo ai sacrifici che dovevano indiscutibilmente farsi, presto o tardi, sentire: e non avevano lavorato attivamente per gli armamenti militari; non avevano provveduto, quando era tempo, al problema finanziario; non avevano compreso, come meritava, il bisogno di una intesa fra gli altri Stati beligeranli, intesa che avrebbe dovuto servire a preparare una alleanza salda, atta a resistere contro ogni eventuale attacco nemico. Ond'è che di fronte alla prima rivelazione della realtà gli ideologisti toscani si erano trovati come perduti: consapevoli della loro debolezza, porgevano una mano in cerca d'aiuto e colTaltra preparavano a respingerlo quando fosse stato concesso; mentre tutte le tendenze, che si erano venute manifestando in seno al grande partito liberale, risorgevano con mire divisioniste; ed il partito repubblicano, che l'indolenza liberale toscana non aveva sufficientemente combattuto, erasi presentato violento impedendo a ciò, che restava di veramente cosciente nel liberalismo granducale, di agire come voleva. E lo si era veduto fin dall'ottobre del 1847, quando la questione della cessione di Lucca aveva fatto intendere come stessero le cose. Si era veduto allora che il mondo reazionario non era affatto disposto a cedere il potere ai nuovi venuti. Si era compreso' eh'e la forza del partito, tanto decantata, non esisteva di fronte al pericolo. Ed invece di strapparsi il ferro con le proprie mani, allontanare gli inetti ed i deboli, scuotere gli ideologi, provvedere ai bisogni immediati, dare il governo della cosa pubblica a chi fosse stato capace di tenerlo, era stata creata una soluzione che non avesse scontentato nessuno; erasi traccheggiato, si aveva pie-* gato il capo più basso di quel che si sarebbe dovuto e potuto ; e gli uomini energici e atti a fronteggiare la situazione o erano stati dotati di irrisoria potestà o allontanati con qualsiasi pretesto. Ed allora o l'amore di patria aveva preso il sopravvento ed aveasi continuato egualmente nell'opera di bene, per la convinzione che in ogni campo si avrebbe fatto il vantaggio della patria, come il Rieasoli; o, non pò-