Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <182>
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(.'.urlo Zughi
fruito di quattro anni di meditazioni e di discussioni politiche con ramante, e con Sieycs e Talleyrand. e risente direttamente dell'influenza del ginevrino, anche se non possiamo sempre stabilire con esattezza fino a che punto ne ri­fletta l'intero giudizio. A dire il vero Madame de Stari non aveva atteso il 18 Fruttidoro, o il 22 Floréal. a pronunciarsi sulla costituzione dell'anno III e sulla bontà del governo instaurato in Francia alla caduta di Robespierre. Sve­gliatasi repubblicana all'indomani del 9 Termidoro, per tutta la durata dei Direttorio è dominata dalla paura d'una tacita alleanza tra Panarehia e l'au­tocrazia gotica, tra l'aristocrazia intransigente e la plebaglia, ed è proprio que­sta paura a guidarne i passi e ad influenzarne gli atteggiamenti. Sappiamo che durante la discussione alla Convenzione del progetto costituzionale essa è dietro a Boissy d'Anglas e che la definizione della proprietà, considerata non come un privilegio di pochi, ma come un motivo d'emulazione, anziché d'esclu­sione, e la richiesta d'ima repubblica a carattere aristocratico, implicita nella nota formula espressa dal deputato clychien ( Un pays gouverné par les propriétaircs est dans l'ordrc social; cclui où Ics nonpropriétaires gouvernent est dans Pétat de nature ), hanno fin dal primo momento la sua piena appro­vazione. Fallita, nel '95, la speranza di far introdurre nel testo della costitu­zione gli emendamenti da lei suggeriti, sia agendo direttamente sul dibattito in assemblea, sia attraverso gl'interventi del Boissy stesso, del Lanuijnais, del Roederer, del Daunou, ecc., nel tentativo, come dirà più tardi il giacobino Lemaire, d'impadronirsi della Rivoluzione,1) Madame de Staci accetta la repubblica direttoriale come un male minore, senza rinunziare però al propo­sito d'imporre un giorno, in un modo o in un altro, le sue preferenze, modifi­cando la carta secondo le proprie inclinazioni; e negli anni seguenti, al vaglio della cangiante realtà, ha modo di chiarire e di approfondire meglio, a se ed agli altri, i motivi del suo dissidio.
Nell'autunno del '98 la repubblica direttoriale e la costituzione, che tre anni prima aveva salutato con entusiasmo e grandi speranze, non la soddisfano più. Pochi anni erano bastati a metterne in evidenza le debolezze e i difetti che portavano con sé fin dalla nascita. Terminare la Rivoluzione diventa per lei, come per il Constant, un mezzo per non farsi divorare da essa: su questo punto l'intesa tra i due amanti h perfetta.2) Prolungarla al di là del limite rag­giunto col Termidoro significava mettere in discussione tutte le conquiste e precipitare la Francia nel caos. Unico mezzo per impedire gli orrori dell'anar­chia e il ritorno del Terrore, una costituzione non più screditata e manomessa come quella dell'anno III, ma dotata di garanzie reali, capace di trovare in se stessa, e nelle sue istituzioni civili e politiche, la migliore difesa contro tutte le possibili avventure rivoluzionarie e di raccogliere attorno alla repubblica,
J) B. MCNTKANO, op. ci*., pp. 48-49, 75-76.
2) Il 21 germinai VI (1" aprile 1798) Benjamin Constant terminava il testo di un docu­mento diretto ai suoi elettori (Benjamin Constant à ses coliègnes de l'assemblée etédorale du df.p.t de Seine-ft-Oise, n.l.u.ri.. in PARIS, Bibliot. /Vi., Lb, 8 42 544) con queste precise pa­role: Pensons à consolidar par nos choix la Constimi ioti et à terminar une Revolution qui ne peut se prolonger qu'en nona dévorant. Or. anche, E. TAMBOUB, Benjamin Con­stant à Luzarches, in Revue de Vhisioire de Versailles. IV (1906); H. GLIIXEMIN, op. etf., p. 204.