Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; TOSCANA ; CAPPONI GINO
anno <1919>   pagina <313>
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Il Ministero Papponi e tt tramonto del liberalismo toscano neV48 313
Per vincere un uomo della tempra del Guerrazzi sarebbe biso­gnato contrapporgli persone capaci di stargli di fronte; ma il libera­lismo granducale aveva veduto nel RicasoH, il solo personaggio atto ad un'opera tanto difficile, colui che aveva propugnato gli interessi del Piemonte, a danno dei vantaggi immediati della Toscana. Ed il Capponi aveva dovuto piegare. Contro la folla sollevata sarebbe stato necessario un nucleo di truppe organizzate che avesse avuto ben presto ragione dei rivoltosi; ma per far ciò, necessitava rivolgersi agli Stati sardi, il che equivaleva a riconoscere il bisogno che si aveva di loro e questo il granducato non avrebbe mai sopportato. Invano la libertà d'Italia quasi tutta soppressa dal dominio straniero, ago­nizzava; la Toscana, non doveva né poteva rinunziare alla sua di­gnità. E quegli ingegni fortissimi, quegli uomini nobili, che avevano reso illustre la scienza e le lettere toscane, che piangevano la rovina del paese, non avevano avuto l'animo di obliare la loro personalità ed il luogo natio per la salvezza della patria comune.
Avanti al disastro si erano raccolti nell'intimo del loro spirito attendendo la rovina senza difendersene: e chi li aveva voluti scuo­tere, essi avevan guardato sdegnosi ed afflitti. Che non ostante gli sbagli commessi,, de'quali non volevan convenire in modo alcuno, riversandoli gli uni sugli altri, come per isfuggire ad uno spettro pauroso, essi amavano intensamente l'Italia. Di questa, della sua liberazione, della sua indipendenza erano pieni i loro discorsi, le loro lettere, le loro opere, i giornali che loro si ispiravano, tutto ciò che emanava da loro: quanto più gli errori che commettevano la rendeva impossibile, tanto più sentivano, loro aspirazione essenziale, la libertà della patria. Vien fatto quindi di ritenere che più per volontà loro, la rovina del liberalismo toscano t'osse dovuta alla ragione stessa dei tempi. Troppo presto gente condotta alla libertà ed all'autonomia go­vernativa, incapace di valutare una organizzazione interna ed esterna, si era trovata di fronte ai più seri problemi dell'amministrazione di uno Stato, perchè avesse potuto risolverli come conveniva. Come nel mondo naturale non si ha giammai passaggio improvviso tra fatti, ma progressione razionale di fenomeni, cosi nel mondo dello spirito e quindi nel campo politico i diversi stati si succedono gradatamente regolati da leggi immutabili ; e chi vuole sottracene, cade indiscuti­bilmente nell'errore e nel vuoto. Per questo i grandi fondatori della dottrina liberale il Gioberti ed il Balbo, quando le rifórme di Pio affrettavano troppo rapidamente l'evoluzione del liberalismo, di fronte alla gioia dei loro seguaci, si erano mostrati poco facili all'entusiasmo e sospettosi quasi di tanto inesplicabile repentino sviluppo; che essi sapevano come aspra fosse la meta e come bisognasse fortificare gli