Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <184>
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184 Caffo /.aghi
marcata la preminenza del potere legislativo sull'esct utivo, il progetto di Ma­dame do StaSl capovolge del tutto i rapporti tra i due poteri. Il diritto di veto e di scioglimento concesso all'esecutivo, e reclamato invano alla Convenzione nel "95, concentra praticamente tutta l'autorità nelle mani del governo. Esau­torato il Consiglio dei Cinquecento, il Consìglio degli Anziani, trasformato in Senato conservatore e destinato a fornire i candidati e ad assorbire- i membri uscenti del Direttorio, finisce per diventare uno strumento dell'esecutivo, un ausiliario docile e sottomesso della sua volontà. La paura che lo spirito di fa­zioni* torni a dominare le assemblee, com'era avvenuto iu Francia attra­verso le elezioni dell'anno Y e VI, è talmente forte in Madame de Staélx) da por­tarla a perorare la riduzione della rappresentanza nazionale e il controllo del governo sulla stampa periodica, a respingere il progetto di giurì costituzionale suggerito da Sieyès, in (pianto eleggibile e temporaneo, e icolpcvole di por­tare le assemblee da due a tre, e a reclamare tanto la gradualità delle funzioni e degli impieghi quanto l'inamovibilità dei giudici nominati dal Direttorio, affrancandoli dalle elezioni e dall'influenza dei poteri, nonché l'appartenenza di diritto dei membri del tribunale di Cassazione alla Camera alta. Avversaria dichiarata, almeno a parole, dello spirito militare, couquéraui per princi­pio e nemico della libertà, nou esita a spalancare ai militari le porte del Corpo Legislativo e ad offrire a Bonaparte, con l'abolizione del limite d'età, la scalata al potere. D'altra parte è al generale ohe Madame de Staeì guarda nello scri­vere il libro: ce lo dicono le parole con cui in molte pagine esalta e idealizza il suo Eroe ,2' e le simpatie con cui, prima e dopo il 18 Brumaio, segue i suoi passi. Il progetto sembra fatto addirittura su misura per lui: se da un lato ri­calca molte sue idee, dall'altro le sopravanza perfino. È chiaro che, come Sieyès, essa conta sull'esercito per imporre al paese la costituzione che deve garantirle il godimento delle sue rendite e il libero esercizio dei suoi diritti; ed è egualmente chiaro che, come Sieyès, essa s'illude sulla possibilità di aggan­ciare Bonaparte e di legarlo alla soluzione delle combinazioni che va medi­tando. Anche se i mezzi per raggiungere i loro obiettivi sono diversi e se nel complicato progetto dell'ex-abate la difesa del principio rappresentativo è cir­condata da infinite cautele, che non troviamo sempre espresse in quello di Madame de Stagi, sotto molti aspetti più moderno e anticipatore di forme nuo­ve, il regime repubblicano ch'essi vogliono e in fondo Io stesso: le divergenze, più di tono che di contenuto, sono della natura e del temperamento degli in­dividui. La libertà era morta col 18 Fruttidoro e pretendere di resuscitarla, per effetto di bacchetta magica, quando il paese era sull'orlo della guerra e della sconfitta, era una pura illusione. Nel '99 il dilemma in cui si dibatte la Francia non è tra libertà e schiavitù, ma tra dittatura e dittatura; tra una dittatura militare e una dittatura civile; tra la dittatura collegiale d'un Di­rettorio, o di una classe, o di una fazione, o di un'assemblea, e quella d'un generale vittorioso, d'un console, o d'un presidente. La situazione politica, militare ed economica del paese non offriva pel momento altra alternativa di sorta.
)) De* ci retinata lice* art italica, p. 135.
) Le guerricr intrepidi le pcnsour le plus réflà'lri, le gènte le plus cxtraordinairc, lo chiama, degno emulo di Alessandro é di Cesar;*? JlLtyrraR, art. il., p. 104.