Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <185>
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Democrazia direttoriale e autoritarismo consolare 185
W.
Ma quaTè la reazione del Direttorio davanti alle suggestioni e agli inviti palesi ed occulti, diretti e indiretti, che gli pervengono da ogni parte, e dal seno stesso dei Consigli e del governo? Poiché il 18 Fruttidoro, come il 22 Floréal, la costituzione era stata violata (e su questo punto tutti erano d'accordo), fin dal primo momento il dilemma che si presenta al Direttorio è questo: )< arerà più opportuno, e meno pericoloso, raggiunti ormai gli obiettici prefissi, rien­trare puramente e semplicemente nella legalità costituzionale, o s'era meglio approfittare dell'occasione per rimediare una volta per sempre alle lacune della costituzione* apportando ad essa profondi e sostanziali emendamenti, tali da mettere l'esecutivo al riparo dai colpi di testa del potere legislativo. Rientrare nella legalità, come se nulla fosse, dopo aver violato la costituzione in maniera tanto patente, non era né facile, né possibile. La violenza c'era stata, e grave, e nessuna considerazione al mondo poteva farla dimenticare. Abolire la carta, o sospenderla provvisoriamente, come qualcuno insinuava e come avevano fatto i Montagnardi durante il Terrore, significava mettere il governo allo sba­raglio e -richiedeva una volontà e una forza che il Direttorio allora non posse­deva certamente. Restava il problema, apparentemente più ristretto, di mo­dificare la vecchia costituzione in senso autoritario; ma di fronte ad esso il .Direttorio è perplesso e diviso. L'unica occasiono veramente favorevole per condurre una tale operazione si era avuta il 18 Fruttidoro. Quel giorno il trium­virato dei direttori avrebbe potuto, in nome della salvezza della repubblica, chiedere tutto all'esercito e ai Consigli, anche l'aumento delle sue attribuzioni, e nulla forse gli sarebbe stato negato; ma, spaventato del proprio coraggio, non aveva osato spingere il colpo di Stato fino alle estreme conseguenze, impo­nendosi ai >Consigli e alla Tesoreria e buttando all'aria la costituzione, e invece di ripristinare il Tribunale rivoluzionario e i comitati di sorveglianza e di ri­formare la carta si era fermato a metà strada accomandandosi di far funzio­nare la ghigliottina bianca e di governare coi decretilegge. Possibile il 18 Frut­tidoro, appena qualche giorno dopo l'operazione era diventata estremamente difficile, per non dire impossibile. Sappiamo con certezza (e lo abbiamo visto) che su tale problema i membri erano profondamente divisi e che violenti con­trasti si ebbero al Lussemburgo tra fautori ed avversari della riforma; che al­cuni progetti, tra i tanti presi in considerazione, diedero luogo ad ampi dibat­titi e furono lasciati cadere, per riaffiorare in seguito in un nuovo equilibrio di forze e probabilmente con uno sohioramento diverso sotto lo stimolo di una mutata situazione interna.
Dall'ottobre 1798 infatti è evidente, esaminando i rapporti degli informa­tori inglesi,2' che i progetti revisionistici sono entrati in una nuova fase di re­crudescenza con caratteristiche diverse da quelle che avevano contraddistinto il periodo dei primi colpi di Stato. E probabile ohe qualche progetto (come quello Barras-Lauraguais, riapparso nuovamente alla ribalta nei dicembre 1798) abbia fermato più. d'ogni altro l'attenzione dell'assemblea e che intorno
1) P. BARRAS, Mànwiros. -TI, p. 82.
2) i. GoDECffor, Le iJimroirr. vu <l? Londnsi pp.. 44-4,