Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <187>
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Democrazia direttoriale e autoritarismo consolare 187
ohe ebbero un peso determinante sol suo atteggiamento. Dopo essersi presen­tato al paese come il salvatore della costituzione e della Repubblica, non era facile, né possibile, anche per un Direttorio cinico e brutale com'era quello uscito dal 18 Fruttidoro, rivelarsi improvvisamente davanti al paese come l'affossatore di una costituzione a lungo discussa e solennemente votata da oltre un milione di cittadini, che aveva accettato dalla Convenzione come un sacro deposito e alla quale alcuni membri stessi dell'esecutivo avevano dato mano. Come spiegare all'opinione pubblica una così aperta, sfacciata e solen­ne manomissione della legalità repubblicana ? Pronto a giustificare, davanti ai concreti interessi egemonici, politici, militari e finanziari della Francia, le mi­sure più odiose e più dure che andava a prendere contro le costituzioni e i re­gimi dei paesi occupati, non riusciva a trovare altrettanto validi e plausibili motivi agli occhi del paese per l'attentato che stava meditando in Francia. C'era, è vero, anche una via legale per modificare la costituzione: ma essa era possìbile soltanto dopo 9 anni dalla promulgazione, dietro proposta esclusiva degli Anziani e attraverso una complicata procedura: ,:> non era quindi asso­lutamente il caso di pensarci. D'altra parte un colpo di Stato come quello del 18 Fruttidoro, per grave che fosse, si poteva sempre difendere (come il Diret­torio aveva cercato di fare) in nome della salvaguardia della libertà e delle istituzioni repubblicane minacciate, e la dittatura poteva mascherarsi sotto un rispetto formale della legalità costituzionale e con l'assenza delle sue forme più odiose e appariscenti; più difficile invece era mascherare, o rendere accet­tabile o plausibile una revisione aperta e sostanziale della carta, la quale avreb­be richiesto inevitabilmente un nuovo colpo di Stato contro il Parlamento: il che gli ripugnava. Ed è qui che sorgeva il problema dei Consigli. Essi aveva­no appoggiato il colpo di Stato del 18 Fruttidoro convinti di salvare la costi­tuzione (tale almeno fu la giustificazione che sempre addussero) e non era pen­sabile, per quanto screditata fosse, che la maggioranza del Corpo Legislativo avrebbe accettato di seguire fino in fondo il Direttorio nelle sue manovre ever­sive e in una revisione costituzionale che la indeboliva politicamente di nome e di fatto e che come pruno obiettivo si proponeva proprio di ridurre le attri­buzioni e i poteri delle assemblee legislative. Ignorare un fatto simile non si­gnificava soltanto aprire coi Consigli un pericoloso conflitto, ch'era opportuno, per il momento almeno, evitare, ma indebolire la sua stessa posizione di fronte all'esercito, offrendogli il destro di presentarsi al paese come il salvatore della costi turione e d'imporre una dittatura militare, giustificata dalle circostanze e tale da non avere davanti a sé nessuna forza capace di contrastarle il passo. Solo lasciando intatta la costituzione e i poteri dei Consigli il Direttorio poteva illudersi di contenere la pressione dei militari e di raccogliere attorno a sé la solidarietà delle due Camere, davanti alle quali si sentiva disarmato. Ne ve­niva di conseguenza che violare la costituzione per difenderla e salvarla era meno pericoloso che ucciderla nella coscienza del paese e del Corpo Legislati­vo attraverso riforme ed emendamenti imposti senza plausibili giustificazioni. In altre parole, la carta violata in nome d im alto principio morale e civile dava maggior garanzia d'una carta costruita su misura e imposta a forza, la
') Art. 336-338 della Costituzione dell'anno III.