Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <188>
immagine non disponibile

188 Carlo Zughi
quale avrebbe messo a nudo, e in maniera spietata, le ambizioni egemoniche del Direttorio e i suoi obiettivi di classe.
C'è di più. A ben considerare la cose, Ja conservazione della vecchia costi-* tu zio ne dell'anno III aveva anche i suoi vantaggi. Gli arrelés presi il 19 e il 22 Fruttidoro e gli atti legali , straordinàri e provvisori, che seguirono e accom­pagnarono i tre colpi di Stato,1' avevano dato al Direttorio poteri eccezionali tali da permettergli di agire e di comportarsi come se in Francia la costituzione fosse stata emendata.o sospesa, e ne aveva approfittato largamente per annul­lare elezioni, destituire amministratori e giudici, imbavagliare e controllare la stampa, iuthuidire o deportare avversari. Armato di tali poteri il Direttorio veniva praticamente ad avere, tutti i vantaggi d'una riforma senza portare su di sé l'odiosità d'una misura che feriva e umiliava. Sostanzialmente era la stessa cosa, con la differenza però che la sopravvivenza, anche forzata, della costituzione, dell'anno IH, oltre a Conciliargli la fiducia d'una gran parte del paese, era pur sempre qualcosa che scaldava il cuore dei termidoriani e dei re?-pubblicani di tutte le tinte, anche se in pratica essa viveva soltanto nella parte che faceva comodo al governo. Lasciare alla Francia l'illusione che apparente­mente nulla fosse cambiato e che il Direttorio dei colpi di Stato vivesse ancora nello spirito e nella fedeltà della costituzione significava tranquillizzare gli animi e ammantare di un pudico velo i suoi obiettivi. Si deve esclusivamente (o soprattutto) a questo scrupolo il rifiuto del Direttorio di sospendere le elezio­ni per due anni, suggeritogli replicatamentc da molti membri dei Consigli. Dietro la solenni facciata d'una costituzione distorta e piegata a bassi inte­ressi di parte e all'ombra di un Corpo Legislativo docile e sottomesso, con Ca­mere amputate ed epurate, il Direttorio, che si era creato mezzi legali per go­vernare illegalmente, si sente in fondo libero e sicuro. I famosi arrètés su cui si regge non valgono soltanto per quello che esprimono, ma anche per quello che sottintendono e tra le pieghe d'una legalità equivoca e controversa gli permettono una libertà di manovra apparentemente senza confini, di cui sa approfittare con malizia ed astuzia insieme per contrabbandare interessi più solidi e concreti e allargare maggiormente, e con tutti i mezzi, la sfera dei suoi interventi: sia usurpando il potere legislativo in forza d'ordinanze che rendono illusorie le leggi, quando non sono in opposizione alla legge stessa, mettendo praticamente le amministrazioni nell'alternativa d'essere destituite se ubbi­divano alla legge, o di essere perseguite per causa di prevaricazione se ubbidi­vano al decreto; sia forzando e interpretando le leggi in maniera subdola e di­latoria, sia attribuendosi, con mille pretesti, poteri ohe non aveva, fino ad elu­dere in maniera sempre più frequente le decisioni del Corpo Legislativo, e nel campo che pia direttamente investiva la sfera degli interessi della repubbli­ca (come la politica estera), o a metterlo, se non di fronte al fatto compiuto, nell'i ni pos f-i hi 1 ita di modificar*- il corso degli avvenimenti (invasione della Sviz­zera e creazione della Repubblica Romana), dando all'atto costituzionale, a se­condo della convenienza o dell'opportunità, una interpretazione a volta disten­siva e a volta restrittiva. Un sistema di violènza premeditato e sottile, che non
J) Ricordiamo le leggi del 13 vendewìiiirn Vi (6 ottobre 1797), del 9 frinì ai re VI (1<>dicembre 1797),del 6 germinai VI (27 marzo 1798), del U pruirinl VI 0" giugno 1798), ecc.