Rassegna storica del Risorgimento
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1966
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190 Carlo Zughi
lontananicnto di Sicyès da Parigi a pochi giorni dì distanza per una disperata missioni* diplomatica a Berlino, fallita in partenza, l'esautorazione totale di Talli*vrand alla vigilia dei nuovi negoziati con l'Austria sotto il disprezzo di Reubell e dei colleghi, fino ad estrometterlo dal vivo degli affari politici e diplomatici della repubblica; la stessa espulsione di Madame do Stai-I da Parigi decretata dal Direttorio ai primi di gennaio del '98. nonostante gli sforzi di Con** stant per impedirla, non esprimono soltanto la volontà del Direttorio di sbarazzarsi dell'ingombrante presenza di avversari e rivali pericolosi ma anche la determinazione di prendere più saldamente in mano la direzione degli affari e di non farsi rimorchiare sul terreno costituzionale. Lungi dal)"abbandonarne Pidea, il Direttorio intende condurre l'operazione in porto da solo, quando si farà, e per conto suo, e non con Sieyès o Bonaparte e i loro corifei, e nel momento e nelle circostanze a lui più favorevoli, e con mezzi ed uomini propri, e senza dover pagare dell'operazione un prezzo troppo alto. Venendo anzi sotto il segno del colpo di Stato del 22 Floréal, sarà necessariamente una riforma con una coloritura politica diversa, anche se strutturalmente identica, attuata e appoggiata su uomini e forze ben lontani da quelli che avevano fatto il 18 Fruttidoro.
Nel trapasso da un colpo di Stato all'altro i termini e le finalità della riforma restano sostanzialmente gli stessi. L'unica differenza sarà di tono: l'I 1 maggio 1798 i proscritti in Francia, come nelle repubbliche vassalle, non saranno più i moderati e i realisti, ma i democratici e i giacobini. Anche la tattica di adoperare contro le sinistre le armi preparate per combattere le destre resterà immutata. Dopo il 22 Floréal, che rappresenta il punto più alto della dittatura direttoriale, il progetto di revisione cammina e fa proseliti. La rottura della conferenza di Seltz, le crescenti difficoltà diplomatiche in cui si dibatte il Direttorio, i disordini dell'interno, l'appesantirsi della situazione economica e finanziaria, le sconfitte sul piano militare accelerano in breve il movimento di disgregazione e il discredito della costituzione dell'anno III, ogni giorno violata e ufficialmente esaltata, e, col discredito, il contrasto tra realtà e finzione. La revisione, possibile nel 179798, col tempo diventa sempre più discussa e problematica: ai primi del '99 si parla già apertamente della necessità di una nuova carta, in grado di far fronte alla mutata situazione politica e alle esigenze del momento. Ormai l'iniziativa, sfuggita dalle mani dei Direttorio, è passata in quella delle assemblee e s'incomincia a mettere sotto accusa la politica dell'esecutivo. La marcia verso una nuova forma di dittatura e verso la concentrazione dei poteri e visibile, con marcata cadenza, nella tendenza del Consiglio dei Cinquecento a designare come candidati al Direttorio, al tempo delle elezioni annuali o straordinarie, generali o ammiragli. Sembra che soltanto dai militari possa venire la salvezza della repubblica. Alla vigilia del terzo colpo di Stato uno di questi elenchi su dieci uomini indicava ben sette militari. J> Il 30 Prairiai VII (18 giugno 1799), riportando i giacobini
Berlino non per staccare la Prue*t>in e legarla olla Francia, ma semplicemente per allontanarlo da Parigi ove l'influenza della 6tia opinione si teme da chi spinge la riformi! importante della costituzione: MILANO, ABCB. ni STATO, Archivio Marescalchi* cart, 2,
') R. GUYOT, Pu Di recto ire au Consti lai, cii., pp. 7-8: Gv EFEUVHE, La Revolution francaisc (irai, ita!.), p. 587. Cfr. anche, ,1. GooECnoT, Les inatìtutions de la Frante, pp. 473-476.