Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <191>
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Democrazia direttoriale e. autoritarismo consolare
al potere ed estromettendo in parte con la legge, in parte con la forza, in parte con speciosi cavilli, il vecchio Direttorio, annunziava a chiare note la morte della costituzione dell'anno III, ormai screditata e ridotta a brandelli. Questo, e nient'altro, significava l'ingresso di Sieyès nel governo. Napoleone, insomma, è alle porte.
V.
fc Ma se in Francia il Direttorio è perplesso a mettere le mani sulla costitu­zione dell'anno HI e a rimaneggiarla secondo i suoi gusti, nessun scrupolo sussiste circa le repubbliche vassallo. Chiusa col 18 Fruttidoro l'esperienza liberale del regime direttoriale, l'allineamento dei paesi occupati al nuovo corso della politica francese non risponde soltanto ad evidenti interessi finan­ziari ed economici e a ragioni di sicurezza, ma ad esigenze politiche e militari interne ed esterne concrete, portate in primo piano dalla guerra di propaganda (che del colpo di Stato è l'espressione più diretta) e destinate col tempo ad al­largarsi e ad irrigidirsi. Non dobbiamo dimenticare che c'è una rispondenza piena tra le vicende interne della Francia e quelle dei paesi occupati. Un colpo di Stato, un mutamento d'indirizzo nella politica francese, una sterzata a de­stra o a sinistra, era fatalmente destinato ad avere, presto o tardi, con mag* giore o minore intensità, ài suo contraccolpo nelle repubbliche vassallo. E una legge alla quale tutte le repubbliche soggiaciono, anche se in misura diversa. A mano a mano che il Direttorio si va sganciando dagli impegni di Campofor-mio, sottoscritti a denti stretti, e va sostituendo al sistema di Bonaparte, in* centrato sull'Italia, un nuovo sistema politico incentrato sulla linea del Reno, e le relazioni con l'Austria e con gli Stati monarchici si tendono davanti al pro­gressivo rimaneggiamento della carta politica d'Europa e della penisola, la necessità di legare con catene di ferro '* le vecchie e le nuove repubbliche e di aggiogarle saldamente al carro francese, in modo che non potessero conce­pire un'idea ambiziosa senza il permesso della repubblica madre, diventa per il Direttorio un mezzo di difesa, al quale non può assolutamente rinunziare. Vuole Stati fedeli, ubbidienti, sottomessi, ruotanti docilmente intorno all'astro maggiore, da cui ricevono calore e movimento, non dominati da velleità espan­sionistiche e indipeiidentistichc, o da fisime unitarie, o da contrasti politici interni tali da fare il giuoco degli avversari, in cui potesse disporre degli uo­mini, del territorio e delle sostanze come di cosa propria, senza dover fare i conti con l'opposizione, o battere il passo davanti ai diritti sovrani del Cor­po Legislativo, o sottostare al controllo fastidioso, e imbarazzante, di una com­plessa procedura costituzionale. In altre parole, repubbliche strutturalmente semplici, economiche , che non disperdessero le loro finanze in amministra­zioni troppo costose e complicate, in modo da lasciare un più -largo margine di disponibilità alla Francia e da togliere ai potenziali nemici una eventuale ed ipotetica base d'intrigo e di manovra alle spalle del Direttorio. I primi col­pi di Stato nella Cisalpina e nella Batava, l'epurazione dei Consigli, i trattati d'alleanza imposti a forza, lo stesso pesante intervento militare negli affari
*) L'espressione è di Tollcyrand. Yed. il dispaccio del ministro prussiano Sandoz ' Rollio alla sua Corte, Parigi, 28 febbraio 1798, in P. BAIM.ELI, op. eit., I, p. 175.