Rassegna storica del Risorgimento

anno <1966>   pagina <192>
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192 Carlo Zughi
interni delle repubbliche vassalle ubbidiscono a quest'obiettivo supremo. La revisione delle vècchie costituzioni e l'imposizione, nelle repubbliche di nuovo conio di carte diverse, basate sui principi informatori del nuovo regime, non souo ohe l'ultimo anello di un processo storico giunto al suo più alto grado d'in­voluzione, che ha ormai messo a nudo, e in maniera clamorosa, non solo le mille contraddizioni in cui si dibatte la politica direttoriale, ma l'impossibilità di superarle. Nessuno si era mai fatto illusioni sulla volontà di Parigi di rinunciare ad un diritto di conquista tanto proficuo e vantaggioso; ma nessuno poteva im­maginare una rJaffermazione più cinica e brutale e clamorosa di un tale diritto. Erra però, a nostro avviso, chi volesse vedere nella successione cronologica delle costituzioni riformate, o elargite secondo il nuovo indirizzo politico, un progressivo allontanamento dalla costituzione dell'anno III e un analogo avvici­namento alle idee e alle tendenze che informeranno, più tardi, la costituzione consolare dell'anno Vili. Niente di più inesatto di una tale affermazione. La costituzione Trouvé. ultima in ordine di tempo imposta dal Direttorio ad una repubblica vassalla. o quella della Repubblica Partenopea, che di tutte le costi­tuzioni repubblicane è la più originale dal punto di vista italiano, è lontana da quella dell'anno VTII più di quanto non lo sia l'Elvetica, Le costituzioni im­poste dal Direttorio alle repubbliche soggette non sono, come qualcuno potreb­be credere, a metà cammino tra il regime termidoriano e il regime consolare, imposto da Bonaparte alla Francia all'indomani del 18 Brumàio, storcendo, alterando e svisando il progetto costituzionale che gli era stato sottoposto, ma vivono più nell'atmosfera del primo che del secondo e derivano tutte da quel gruppo revisionista che aveva in Sieyès il suo più alto e autorevole esponente e che attingeva in parte al pensiero girondino, *' al quale il Direttorio, pur combattendolo sul piano politico, si riallacciava idealmente nelle sue linee ge­nerali. Se c'è una differenza essa va ricercata altrove, nel carattere, cioè, delle carte elaborate o rimaneggiate dopo il 18 Fruttidoro e dopo il 22 Floréal e nella misura in cui tali costituzioni risentono dell'influenza o della presenza dell'uno o dell'altro, colpo di Stato. Una differenza che è di tono, d'accento, di forma, a seconda degli stimoli che ricevono e delle forze a cui si riallacciano, anche se tengono tutte, chi più chi meno, maggior conto, rispetto a quella dell'anno IH. delle contingenze e delle consuetudini locali: più liberali le prime, più con­servatrici le seconde (in quanto non era concepibile che un Direttorio, il quale aveva buttato a mare in Francia la destra monarchica e costituzionale, potesse -reggersi nelle repubbliche vassalle su forze politiche opposte, e viceversa), ma senza con ciò intaccare minimamente il principio fondamentale dell'accentra­mento dei poteri e dell'allargamento dell'autorità dell'esecutivo, che è alla base di tutte. È questo il legame profondo che le informa e le accomuna al di là e al di sopra di tutte le sfumature e variazioni sociali, e democratiche, o libe­rali che le Contraddistioguono e delle gradazioni diverse delle singole formula­zioni teoriche.
Qualcuno, come il Guyot,3) ha voluto vedére nei rimaneggiamenti costi­tuzionali operati dal Direttorio nelle repubbliche vassalle una specie d'espe­rimento tentato dal governo francese in cor pure vili, in attesa del maturarsi
>> .1 BQVXDOX, op. fM p, 11. N R. Gtnror, art.-tà,, pp> 9-10.