Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI POLITICHE ITALIA 1865; ITALIA STORIA 1865-1866
anno <1966>   pagina <250>
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250 Alberto Aquarone
appariva la effettiva portata di questa reazione e piuttosto oscuri rimanevano per lo più gli obiettivi precisi della denuncia. Ben pochi erano i deputati eletti sulla base di un programma ben determinato, di molti si ignorava persino a quale settore dello schieramento parlamentare appartenessero o avrebbero aderito* Scriveva in proposito L'Armonia, l'8 novembre:
Della nuova Camera si ignora finora e il colore* e le tendenze, e il partito predominante. Degli antichi partiti liberali esistono i corifei, ma il codazzo dei servitori ed acconti costituenti la bassa forza e l'antica plebe parlamentare venne decimato. Il loro posto toccò a uomini nuovi ed i più ignoti .
Mentre il Lanza. nello stesso torno di tempo, commentava, confidandosi con Luigi Zini:
<c Non giova però dissimularci che la nuova maggioranza è ancora un'inco­gnita che non è facile prevedere da quali sentimenti sarà animata. Sarà un nuovo miracolo se da elezioni fatte a casaccio e sotto il solo impulso locale scaturirà una rappresentanza che voglia e sappia provvedere alle immense difficoltà in cui versiamo . *)
Che i veri sconfitti fossero comunque i moderati, era Punica cosa che sem­brava certa. Già subito dopo il primo scrutinio, e prima che i numerosi ballot­taggi rendessero definitivo l'esito della competizione elettorale, Minghetti non aveva esitato a manifestare apertamente a Giacomo Dina, in una sua lettera da Bologna del 25 ottobre, la sua delusione e le sue preoccupazioni:
Il risultato delle elezioni a me pare piuttosto brutto. H sistema di denigra­zione che si è fondato su cosi grande scala con le riputazioni più intemerate, ha portato i Buoi frutti; ed ecco che Galeotti, Fenzi, Finzi, BonCompagni, Audi-not, Borromeo, Mari restano in terra, mentre d'altra parte tutti quelli dell'antica Camera che erano magagnati tornano portati con mirabile consentimento e favore.
ÀI libro suo, D'Azeglio mise in fronte a torto l'epigrafe: Italia mia benché il parlar sia indarno, perchè l'Italia lo ha ben ascoltato, ed avremo alla Camera una quantità di fattori, gente nuova, ignara, indisciplinata.
Ella vede che non mi dolgo dell'accresciuto numero dei rossi e dei qualche neri che appariranno. Anzi un'opposizione più viva gioverà nel senso di tener compatta la maggioranza, se maggioranza ci sarà, dico maggioranza pei nostri principii. Ad ogni modo domenica si deciderà seriamente dell'esito, perchè se i ballottaggi andassero a finire come le prime elezioni, la cosa diventerebbe gravis­sima. Tale almeno è il mio modo di vedere . -'
A ballottaggi avvenuti, il Dina, scrivendo sull'Opinione del 3 novembre, riconobbe senza ambagi il sostanziale cattivo esito, per la sua parte, delle ele­zioni e deplorò la massiccia immissione, nella nuova Camera, di uomini scono­sciuti, inesperti, talora poco stimati, che in molti casi erano debitori della loro elezione non tanto ai loro meriti, ma a quello stato d'animo di vaga insofferenza che aveva fatto sì che in molti elettori la massima preoccupazione fosse soltanto
alto scopo era in vista, che teneva saie forze del paese e rendeva tollerabili gli errori che si commettevano nella questione interna, comprendo ciò; ora non è più possibile che si possa continuare nello stesso giuoco .
J) Cfr. Lo earte di Giovanni Lunati ci!., voi. Ili, p. 501, lettera del 4 novembre 1865.
*) Cfr. LUISI CIIIALA, Giacomo Dina cit., p. 493. Mughetti airiferiva al citato opuscolo azegliano. Agli elettori.