Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI POLITICHE ITALIA 1865; ITALIA STORIA 1865-1866
anno <1966>   pagina <255>
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Dalle elezioni del 1865 al secondo ministero Ricasoli. 255
attribuite più all'imperizia dei governanti che alle condizioni obiettive; in ispecie, la disastrosa situazione finanziaria e l'aumento, particolarmente sensibile in al* cune regioni rispetto alla situazione preunitaria) del carico fiscale, aumento che proprio alla vigilia delle elezioni aveva colpito direttamente buon numero di elettori attraverso l'imposta di ricchezza mobile; le rivalità e gH astii regionali, che si erano semmai acuiti negli ultimi anni, e che portavano i cittadini di ciascuna regione a ritenersi svantaggiati, rispetto a quelli delle altre, da questo o quel provvedimento governativo o dall'unificazione in genere, mentre gli effettivi squi­libri provocati inevitabilmente da varie innovazioni legislative e amministrative a loro volta contribuivano non di rado a legittimare tali risentimenti; l'insoddi­sfazione per il mancato compimento dell'unità, non solo sul piano territoriale, ma anche su quello morale: la triste esperienza del brigantaggio, che solo allora cominciava il suo processo di contrazione, appariva a molti, a quest'ultimo pro­posito, sintomatica.
D'altra parte, a rafforzare l'opposizione era intervenuta, negli ultimi tempi, l'evoluzione in senso nettamente costituzionale di buona parte della Sinistra, ehe sempre più tendeva a presentarsi come una concreta possibilità di alternativa politica al governo della Destra. Sopra tatto dopo Aspromonte, il movimento democratico aveva visto accentuarsi nel suo seno questa tendenza legalitaria, che era stata salutata con soddisfazione da molti come un primo indispensabile passo verso un sistema bipartitico di stampo inglese. *) In questo clima, grande risonanza aveva avuto, naturalmente, il famoso opuscolo di Crispi, Repubblica 0 Monarchia, apparso il 18 marzo 1865, che aveva segnato la definitiva rottura fra l'uomo politico siciliano e Mazzini, rottura pur essa interpretata come la neces­saria premessa per la formazione di un grande partito progressista, senza il quale
]) Questa incipiente evoluzione della Sinistra fu sottolineata, e salutata con giubilo, da Francesco De Sanctus nel suo discorso alla Camera del 30 giugno e 1 luglio 1864, con il quale motivò il suo voto contrario al ministero Minghetti e la sua definitiva rottura con la maggioranza moderata* In un articolo pubblicato su L'Italia del 3 gennaio 1866, De Sanctis così rievocò l'episodio, che aveva segnato uno dei momenti culminanti della sua carriera politica:
In quel discorso io notava che la Sinistra, fatta savia dalle lezioni dell'esperienza e della sventura, si trasformava visibilmente e accennava a divenire un serio partito costi­tuzionale; ed io mi rallegrai di questo progresso, e l'incoraggiai in questo proposito.
Notava dall'altra parte che l'antica maggioranza era in compiuta dissoluzione, un aggregato di chiesuole e di consorterie, divise da profondi odi personali, da gare d'influenza, da rivalità regionali. Io combattei tutti i partiti artificiali che si erano formati nel suo seno, combattei il terzo partito, combattei la consorteria lombarda, toscana e napoletana. Il senso del mio discorso era questo: '* Trasformatevi o perirete. Voi siete divisi da profondi odi; abbiate la virtù della conciliazione E molte voci risposero da diversi Iati della Camera: * È troppo tardi! " Queste voci funebri mi trafissero, come se in quel punto giungessero al mio orecchio le fucilate di Torino. Non dirò quello che ho fatto nel limite delle mie poche forze per render possibile una conciliazione; che dovrei tirare in scena personaggi impor­tanti, ed io non non uso a farlo.
Se la conciliazione è impossibile, se è troppo tardi, dicevo io nelraio discorso, sepa­ratevi; voi siete un immenso equivoco; in mezzo a voi ci è una Destra ed una Sinistra; gli uni vadano a destra e gli altri vadano a sinistra. Trasformatevi, o perirete.
La Sinistra si trasformava; l'antica maggioranza è rimasta con le sue chiesuole ed i suoi rancori. Non seppe trasformarsi; essa dovea perire; il paese ha fatto Ingiustizia.
Cfr. FRANCESCO DB SANCTIS, II Mezzogiorno e lo Stato unitario cit., pp. 463-464.