Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI POLITICHE ITALIA 1865; ITALIA STORIA 1865-1866
anno <1966>   pagina <258>
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258 Alberto Aquarone
meno breve scadenza, di ima nuova maggioranza che includesse pure un vasto settore della democrazia italiana. Al centro di onesta operazione fu Antonio Mardìni, il quale colse l'occasione dell'anno nuovo per indirizzare, il 26 dicem­bre, una lettera ai suoi elettori del terzo collegio di Palermo, che voleva essere un vero e proprio programma di governo di una Sinistra ormai definitivamente inserita, sia in politica interna che in politica estera, nel sistema in atto. 1 Nella sua letteramanifesto, egli propugnò in particolare la formazione di una Estrema Sinistra, completamente staccata dalla Sinistra costituzionale, in modo che fos­sero consentite a quest'ultima una maggior compattezza ed una più ampia libertà d'azione sul piano parlamentare, in vista anche di eventuali nuove combinazioni di governo. In materia di politica estera, Mordi ni si dichiarò favorevole all'accet­tazione, senza riserve mentali dei trattati e dell'alleanza francese e all'abbandono, da parte dei democratici, del metodo dell'azione diretta, al di fuori dei poteri legali dello Stato e magari contro di questi, per il compimento dell'unità nazio­nale. Si trattava, in sostanza, di por mano alla costituzione di un grande partito democratico costituzionale, alieno da radicalismi in politica interna e impegnato ad un indirizzo responsabile nelle relazioni internazionali, e che sul piano parla­mentare operasse la saldatura fra gli elementi più moderati della Sinistra tradi­zionale ed il centro-sinistro rattazziano.2)
La manovra non potè non allarmare, specialmente ne) clima di grande con­fusione ed incertezza politica che si era determinato nei mesi precedenti, la classo dirigente moderata ed i suoi organi di stampa: data l'estrema fluidità degli schie-
tiva atmosfera politica dominante. È da tener presente, fra l'altro, che fra gli stessi mode­rati più autorevoli non erano mancati coloro i quali, durante la crisi, si erano augurati che di onesta si approfittasse per allargare, in direzione del centrosinistro, la base di governo e che non potevano quindi non esser rimasti delusi dalla composizione assai ristretta del nuovo gabinetto. U Dina, per esempio, aveva scritto sull'Opinione del 30 dicembre: Noi confidiamo che il generale La Mormora conosca esattamente lo stato dei partiti nella Ca­mera e quanta avvedutezza si richiegga per sostenersi. A nostro avviso il rimedio più effi­cace ai mali della presente situazione consiste nell'aftargare la base politica del ministero* introducendovi i rappresentanti delle varie frazioni. È il solo mezzo di formare una mag­gioranza, senza la quale il ministero avrebbe vita precaria e sarebbe impotente a promuo­vere il bene del paese. In particolare, uno dei modi vagheggiati per allargare la base ministeriale consisteva nell'attribuzione al Saracco del portafoglio dell'interno, mentre il Chiaves avrebbe dovuto passare alla giustizia. Questa possibile soluzione urtò tuttavia contro l'intransigente rifiato di quest'ultimo ad abbandonare la carica ricoperta. Gfr. LUIGI CHIAIIA, Giacomo Ditta cit., pp. 565-566,
]) La lettera di Mordi ni ai suoi elettori fu pubblicata dal Diritto del 1 gennaio 1866. Gfr. pure MICHELE Rosi, M Risorgimento italiano e Paxione di un patriota cospiratore e sol-dato. Roma-Torino, Casa Editrice Nazionale, 1906, p. 318.
2J A proposito del centro-sinistro e della sua funzione politica, così si espresse ZI D riwo. fautore della strategia politica del Mordini, nel suo numero del 5 gennaio 1866: Come partito, non ci sembra che il Centro sinistro né sia, né abbia ragione d'essere. Ma saremmo ingiusti e mentiremmo scientemente, negando che quel partito non abbia in ambedue le Camere nomini egregi, nelle cui mani la cosa pubblica sarebbe sicura. E secondo noi cotesti uomini* o almeno molti di loro, e principalmente coloro che non sono strotti per vincoli di rispetti personali al Battezzi, si debbono sentire irresistibilmeute attratti verso di noi, sia perche finalmente hanno con noi comuni molti principn, sia perché, sen­tendosi deboli da soli, debbono avere minore ripugnanza od accostarsi a noi, ohe a coloro da cui furono in mille guise osteggiati (...). La muraglia che separa la Sinistra dal Centro