Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI POLITICHE ITALIA 1865; ITALIA STORIA 1865-1866
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1966
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267
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Dalla elezioni del 1865 al secondo ministero Rìcasoli 267
sede, II 14, in polemica con la milanese Perseveranza, roccaforte dei moderati puri , più riluttanti ad una combinazione ministeriale del genere, Ci che su questo punto trovavano schierato al loro fianco l'autorevole Giovanni Lanza. Questi, ohe vedeva in Mmghetti, con non celato fastidio, uno dei principali fautori della nuova formula governativa, cosi si sfogava con Michelangelo Castelli:
Intanto che si stanno preparando armi ed armati, qui si. lavora alla sordina per comporre un nuovo ministero; il Deus ex machina è il Mmghetti, il quale si adopera presso il Barone, presidente in partibus, per fargli accettare gli nomini politici, che meglio convengono a* suoi fini. Egli ha concepito un ministero poliglotte, un vero mosaico, dove il colore che più spicca è il TOSSO scarlatto. Adir vero, questo non prevale per il numero degPindividui, ma tu m'insegni che non si deve tener tanto conto del numero, quanto del peso specifico delle individualità che ne fanno parte.
Ora la sinistra, nella nuova combinazione ministeriale, avrebbe la prevalenza, tanto per la forza del carattere, quanto per l'astuzia. Guai se accadesse un rovescio,, essa ci trascinerebbe di botto nelle vie ultra rivoluzionarie e nell'anarchia.
Ieri l'altro colsi al balzo l'occasione offertami dal Crispi, per segnalare il pericolo a cui il partito governativo andava incontro alleandosi a certi elementi inammissibili: ma dubito assai che la lezione abbia portato frutto, poiché i consigli che vengono da noi, sono sempre sospetti a questi signori! Si dubita persino dei fini del generale La Marmora, ed i Lombardi, in ispecie, temono financo un tranello nella guerra . )
U tentativo di Ricasoli e degli altri fautori di un ministero misto di conciliazione nazionale era seguito, d'altra parte, con esplicita diffidenza dalla maggioranza dei capi della Sinistra, cui non sfuggiva il carattere evidentemente egemonico che quelli volevano dare all'esperimento, destinato in primo luogo ad assicurare alla vacillante maggioranza moderata un nuovo punto di appoggio, grazie all'immissione di alcuni ostaggi di sinistra nella compagine governativa. Concordia fra i partiti sì. ammoniva II Diritto del 13 maggio, ma bisognava procedere cauti su quella via. Ogni partito doveva arrecare alla patria il proprio tributo di idee, di patriottismo e di popolarità, e senza rinnegare il proprio passato o compromettere il proprio avvenire, acquistarsi un titolo di più alla gratitudine
In tempi di guerra non deve il miniatelo affidarsi all'incerto. Le questioni non si risolvono differendone la disamina, le discussioni non si soffocano, dissimulandole. Al unni-stero si para dinanzi un periodo diffìcile, e non è da sperare ch'egli possa autorevolmente dirigere la cosa pubblica, se non è unito e concorde, o se nel paese manca la convinzione che esso sia concorde ed unito.
Se un ministero di conciliazione può essere accetto all'Italia, è a patto che vi sia armonia di sentimenti e comunione d'idee. Introdurre nel gabinetto partiti vari che sì combattano o cerchino di escluderai alla prima questione grave che sorga, è far contro al proprio intento, perciocché non la conciliazione, ma la discordia provocherebbe. E sarebbe un male a coi 11 valore dell'esercito e della marina ed il Benno delle popolazioni appena basterebbero a rimediare.
Cfic LUIGI CEDALA, Giacomo Dina clt., pp. 680-682.
D Cfr. Carteggio politico di Michelangelo Cmtelti cit>, p, 128. Lettera da Firenze, 20 maggio 1866.