Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI POLITICHE ITALIA 1865; ITALIA STORIA 1865-1866
anno <1966>   pagina <269>
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Dalle elezioni del 1865 al secondo ministero Ricusali 269
natura e la composizioni? del nuovo ministero restava sempre un interrogativo avvolto nella pia fitta oscurità. Non si trattava solo di vedere se vi sarebbero stati inclusi elementi democratici o meno; anche nel caso che fosse venuto a mancare quell'allargamento a sinistra della compagine governativa, e quindi della maggioranza parlamentare, che continuava ad essere auspicato da alcuni, restava il problema del dosaggio fra i vari gruppi moderati; in particolare, se fosse opportuno limitarsi ad un semplice rimpasto, conservando nella compagine governativa buona parte degli attuali ministri, oppure procedere alla costitu­zione di un gabinetto nuovo di zecca, che avrebbe dovuto avere come sua carat­teristica fondamentale la omogeneità , ossia una compattezza politica che assicurasse un adeguato vigore nell'azione. Sintomatico, a questo proposito, quanto scriveva da Firenze, il 10 giugno, il corrispondente della torinese Gazzetta del popolo, organo dei permanenti : Il ministero Hicasoli ha abortito per l'esclusi­vismo di quelli tra gli amici del barone che volevano un ministero di pretta consorteria . *)
tari; conciossiaché per nissun segno fussc nella Camera apparato che la Maggioranza avesse ripigliato il Barone capo e maestro o guida, mentre pur di recente le tre volte o le quattro nelle deliberazioni più gravi, a suffragio nominato, egli si fosse rassegnato coi meno. Cfr. LUIGI ZINI, Storia d'Italia dal 1850 al 1866, Milano, Gasa Editrice Italiana di M. Guigoni, 1869, voi. I, p. II, pp. 1301-1302.
1) La stessa permanenza di La Ma nuora nel nuovo gabinetto rimase a lungo in dubbio. Cfr. in particolare LUIGI CHIALA, Giacomo Dina cit., pp. 698 e sgg. Il Dina, in un suo arti­colo pubblicato sull'Opinione del 13 giugno, prese nettamente posizione iu favore della solu­zione intermedia che doveva poi trionfare; né gabinetto interamente nuovo, né permanenza di quello attuale, magari con la sola sostituzione di La Marinoni con Ricasoli. Nella stessa guisa egli scriveva che non possiamo farci a credere ohe il barone Ricasoli voglia comporre un gabinetto nuovo di pianta, ripugna similmente alla nostra intelligenza il supporre che il generale La Marmora non sia persuaso che il ministero da lui presieduto non potrebbe reggere la cosa pubblica, durante la guerra, senza subire un importante cambiamento. E aggiungeva:
II barone Ricasoli non può avere in mente di fare un gabinetto, da cui siano esclusi tutti i presenti ministri, perché, se la guerra crea una situazione nuova, questa ha però un addentellato nella precedente situazione; anzi si può con buon fondamento di ragione so­stenere Che la guerra non è che l'esplicazione, il risultato, l'è fletto della politica seguita dal gabinetto La Marmora (...). Non è quindi il caso di far tavola rasa; tonto meno ne sarebbe il caso, ove con ciò si credesse di romperlo col ministero La Marmora ed inaugurare una politica nuova, senza antecedenti, senza vincoli col passato, il che sarebbe la quintessenza dell'assurdo, quando non fosse puro un otto di biasimevole ingratitudine verso l'illustre generale che è a capo del governo da quasi due anni.
Tali considerazioni ci sarebbero sembrate superflue ed inutili, se si trattasse solo del barone Ricasoli, a cui non si potrebbe attribuire il disegno di separarsi del tutto dal generale La Marmora, senza offesa della verità e di ogni sentimento di equità e di conve­nienza. Mìa ninno ignora esservi di quelli che affermano doversi costituire un gabinetto interamente nuovo, perché sia omogeneo, quasiché il Ini min- Ricasoli dovesse temere in coloro che compongono ' ministero La Marmora de' rivali e degli avversari. È do questi zelanti patrocinatori di uu'anuninistrazione del tutto nuova che bisogno guardarsi. Eglino